Il manoscritto IV F 3 della Biblioteca Nazionale di Napoli, copiato in beneventana Bari type e illustrato tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo quasi sicuramente a Bari, tramanda 14 dei 15 libri delle Metamorfosi, ciascuno preceduto dagli elenchi dei tituli delle singole fabulae e accompagnato dalle narrationes dello ps. Lattanzio. Le illustrazioni che affiancano i versi nei margini delle pagine ne fanno il primo testimone dell’iconografia ovidiana nel medioevo. Estranee ad ogni tentativo retrospettivo di recupero della forma classica, secondo il principio di disgiunzione teorizzato da Erwin Panofsky e Fritz Saxl, le miniature del Neapol. IV F 3 sono uno dei più alti esempi di appropriazione di un’opera da parte di un artista e della sua epoca e si pongono nel solco dell’illustrazione dei classici tipica dell’arte libraria italomeridionale, ispirata direttamente al testo o adattando fonti diverse, secondo il metodo policiclico, Del resto la collazione tra i (pochi) cicli figurativi medievali delle Metamorfosi dimostra come non sia possibile stabilire uno o più prototipi da cui far partire linee di discendenza, uno stemma in base al quale raggruppare le varie redazioni. I più antichi manoscritti sopravvissuti mostrano già notevoli divergenze iconografiche: cambia il numero delle miniature, la scelta dei versi da illustrare, il rilievo accordato a ciascuna immagine, e gli stessi passi sono tradotti con soluzioni diverse.

Metamorfosi medievali. Ovidio e l’illustrazione dei classici nella cultura libraria italomeridionale

Giulia Orofino
2020

Abstract

Il manoscritto IV F 3 della Biblioteca Nazionale di Napoli, copiato in beneventana Bari type e illustrato tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo quasi sicuramente a Bari, tramanda 14 dei 15 libri delle Metamorfosi, ciascuno preceduto dagli elenchi dei tituli delle singole fabulae e accompagnato dalle narrationes dello ps. Lattanzio. Le illustrazioni che affiancano i versi nei margini delle pagine ne fanno il primo testimone dell’iconografia ovidiana nel medioevo. Estranee ad ogni tentativo retrospettivo di recupero della forma classica, secondo il principio di disgiunzione teorizzato da Erwin Panofsky e Fritz Saxl, le miniature del Neapol. IV F 3 sono uno dei più alti esempi di appropriazione di un’opera da parte di un artista e della sua epoca e si pongono nel solco dell’illustrazione dei classici tipica dell’arte libraria italomeridionale, ispirata direttamente al testo o adattando fonti diverse, secondo il metodo policiclico, Del resto la collazione tra i (pochi) cicli figurativi medievali delle Metamorfosi dimostra come non sia possibile stabilire uno o più prototipi da cui far partire linee di discendenza, uno stemma in base al quale raggruppare le varie redazioni. I più antichi manoscritti sopravvissuti mostrano già notevoli divergenze iconografiche: cambia il numero delle miniature, la scelta dei versi da illustrare, il rilievo accordato a ciascuna immagine, e gli stessi passi sono tradotti con soluzioni diverse.
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