L’opera — inserita nel trattato sulla giustizia penale differenziata diretto dai Proff. Alfredo Gaito e Giorgio Spangher — si propone di rivisitare la disciplina dei riti alternativi alla luce delle opzioni strategiche riservate alla difesa dell’imputato. Il tema è divenuto di estrema attualità con il codice del 1988, che ha conferito ampi poteri alle parti, tanto da poter essere definito come il “codice delle scelte”. L’approfondimento del tema è basato sulla distinzione tra i riti differenziati attivati su iniziativa, esclusiva o concorrente, dell’imputato e quelli per i quali l’iniziativa è rimessa, invece, all’impulso della pubblica accusa. Rientra nel primo gruppo il giudizio immediato disposto a seguito della rinuncia dell’imputato all’udienza preliminare, la cui ragion d’essere viene individuata nell’opportunità di beneficiare di una sentenza di assoluzione pienamente efficace anche in futuri giudizi extra-penali, sempre che tale opportunità non possa essere perseguita, più vantaggiosamente, attraverso il giudizio abbreviato. Segue, poi, l’analisi del giudizio abbreviato, la cui scelta è motivata dall’esigenza di lasciare tendenzialmente inalterati l’imputazione e gli elementi su cui essa si fonda, con il rischio, però, di non poter trarre pieno vantaggio dall’eventuale pronuncia di una sentenza assolutoria. Particolare attenzione è dedicata alle possibili conseguenze connesse allo sdoppiamento del processo originariamente cumulativo, nelle ipotesi in cui alcune imputazioni siano definite in via anticipata, mediante giudizio abbreviato, e le altre in forma ordinaria, con il rischio, per coloro che hanno optato per quest’ultima soluzione, di subire gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata all’esito del giudizio abbreviato, nelle more divenuta definitiva e acquisita ai sensi dell’art. 238 bis c.p.p. Ancora nel primo gruppo rientra l’applicazione di pena concordata, alla quale si ricorre per attenuare il trattamento sanzionatorio e per neutralizzare l’iniziativa del danneggiato dal reato, anche se si sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione alle sanzioni accessorie applicabili ex officio dal giudice. Notazioni di diverso tenore sono riservate all’oblazione, che — nei limitati casi in cui è ammessa — consente alla difesa di uscire pressoché indenne anche da processi particolarmente complessi. Vengono esaminati, infine, i profili problematici connessi alle scelte che l’imputato deve compiere nell’ambito dei riti alternativi attivati su iniziativa del pubblico ministero (giudizio direttissimo, giudizio immediato e decreto penale di condanna), al fine di rimarcare la contrazione — non sempre giustificata — dei tempi e delle modalità di attuazione della strategia difensiva.

Opzioni di strategia processuale e scelta del rito

DELLA MONICA, Giuseppe
2010

Abstract

L’opera — inserita nel trattato sulla giustizia penale differenziata diretto dai Proff. Alfredo Gaito e Giorgio Spangher — si propone di rivisitare la disciplina dei riti alternativi alla luce delle opzioni strategiche riservate alla difesa dell’imputato. Il tema è divenuto di estrema attualità con il codice del 1988, che ha conferito ampi poteri alle parti, tanto da poter essere definito come il “codice delle scelte”. L’approfondimento del tema è basato sulla distinzione tra i riti differenziati attivati su iniziativa, esclusiva o concorrente, dell’imputato e quelli per i quali l’iniziativa è rimessa, invece, all’impulso della pubblica accusa. Rientra nel primo gruppo il giudizio immediato disposto a seguito della rinuncia dell’imputato all’udienza preliminare, la cui ragion d’essere viene individuata nell’opportunità di beneficiare di una sentenza di assoluzione pienamente efficace anche in futuri giudizi extra-penali, sempre che tale opportunità non possa essere perseguita, più vantaggiosamente, attraverso il giudizio abbreviato. Segue, poi, l’analisi del giudizio abbreviato, la cui scelta è motivata dall’esigenza di lasciare tendenzialmente inalterati l’imputazione e gli elementi su cui essa si fonda, con il rischio, però, di non poter trarre pieno vantaggio dall’eventuale pronuncia di una sentenza assolutoria. Particolare attenzione è dedicata alle possibili conseguenze connesse allo sdoppiamento del processo originariamente cumulativo, nelle ipotesi in cui alcune imputazioni siano definite in via anticipata, mediante giudizio abbreviato, e le altre in forma ordinaria, con il rischio, per coloro che hanno optato per quest’ultima soluzione, di subire gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata all’esito del giudizio abbreviato, nelle more divenuta definitiva e acquisita ai sensi dell’art. 238 bis c.p.p. Ancora nel primo gruppo rientra l’applicazione di pena concordata, alla quale si ricorre per attenuare il trattamento sanzionatorio e per neutralizzare l’iniziativa del danneggiato dal reato, anche se si sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione alle sanzioni accessorie applicabili ex officio dal giudice. Notazioni di diverso tenore sono riservate all’oblazione, che — nei limitati casi in cui è ammessa — consente alla difesa di uscire pressoché indenne anche da processi particolarmente complessi. Vengono esaminati, infine, i profili problematici connessi alle scelte che l’imputato deve compiere nell’ambito dei riti alternativi attivati su iniziativa del pubblico ministero (giudizio direttissimo, giudizio immediato e decreto penale di condanna), al fine di rimarcare la contrazione — non sempre giustificata — dei tempi e delle modalità di attuazione della strategia difensiva.
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