L’opera di Edith Stein, feconda per una costruzione del concetto fenomenologico di diritto, non è diretta ad un’archeologia della ricerca fenomenologica né ad una ricostruzione storica del suo fondamento, anche se non è certo indifferente all’atmosfera culturale del tempo, vissuta insieme agli studiosi a lei più vicini, permeata dalle dinamiche tra scienze della natura e scienze dello spirito con pretese di primato da parte delle prime. Proprio in questa atmosfera culturale, attraversata da un’imponente attività speculativa, Husserl, insieme ai suoi allievi, si pone come spartiacque di una sorta di eredità del foro dei saperi, sottolineando l’autonomia della ricerca filosofica, intesa come itinerario fenomenologico, al quale Edith Stein attinge costantemente, con una sua originalità che la farà arrivare alla questione della differenza tra diritto puro e diritto positivo. Nell’interpretazione degli studi di Stein, vi sono esempi che testimoniano il fraintendimento del suo pensiero. Tuttavia, nella sua opera Una ricerca sullo Stato, appare chiaro che la promessa – metafora contrattuale – diventa la garanzia della codificazione del diritto puro da parte del diritto positivo; in questo senso si può dire che la promessa risponde ad una fenomenologia esistenziale nel momento in cui esige la formalizzazione del diritto puro attraverso il diritto positivo con contenuti ‘giusti’ da opporre a quelli ‘ingiusti’ . La questione della promessa, come luogo della genesi dello Stato di diritto, pone degli interrogativi laddove il diritto positivo (←promessa) si faccia garante di diritti non condivisibili sotto il profilo del diritto puro; in parole diverse, che realizzi la legalità contrapponendola al concetto di ‘giusto’.

Edith Stein. Il ruolo della comunità nella fenomenologia del diritto.

AVITABILE, Luisa
2008

Abstract

L’opera di Edith Stein, feconda per una costruzione del concetto fenomenologico di diritto, non è diretta ad un’archeologia della ricerca fenomenologica né ad una ricostruzione storica del suo fondamento, anche se non è certo indifferente all’atmosfera culturale del tempo, vissuta insieme agli studiosi a lei più vicini, permeata dalle dinamiche tra scienze della natura e scienze dello spirito con pretese di primato da parte delle prime. Proprio in questa atmosfera culturale, attraversata da un’imponente attività speculativa, Husserl, insieme ai suoi allievi, si pone come spartiacque di una sorta di eredità del foro dei saperi, sottolineando l’autonomia della ricerca filosofica, intesa come itinerario fenomenologico, al quale Edith Stein attinge costantemente, con una sua originalità che la farà arrivare alla questione della differenza tra diritto puro e diritto positivo. Nell’interpretazione degli studi di Stein, vi sono esempi che testimoniano il fraintendimento del suo pensiero. Tuttavia, nella sua opera Una ricerca sullo Stato, appare chiaro che la promessa – metafora contrattuale – diventa la garanzia della codificazione del diritto puro da parte del diritto positivo; in questo senso si può dire che la promessa risponde ad una fenomenologia esistenziale nel momento in cui esige la formalizzazione del diritto puro attraverso il diritto positivo con contenuti ‘giusti’ da opporre a quelli ‘ingiusti’ . La questione della promessa, come luogo della genesi dello Stato di diritto, pone degli interrogativi laddove il diritto positivo (←promessa) si faccia garante di diritti non condivisibili sotto il profilo del diritto puro; in parole diverse, che realizzi la legalità contrapponendola al concetto di ‘giusto’.
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