Le insegne imperiali costituiscono un tema insidioso: studiarle obbliga a interrogarsi sui fondamenti ideologici del potere che queste sono chiamati a rappresentare, fondamenti che, nella Roma dei Cesari, sono notoriamente difficili da definire in modo lineare. Una difficoltà ulteriore è costituita dalla natura della documentazione: a fronte di un numero limitato di fonti testuali, l’abbondante dossier iconografico – essenzialmente numismatico- può esser usato solo con estrema cautela, poiché offre per lo più rappresentazioni idealizzate o simboliche. Il presente contributo si concentra sul rapporto tra insegne - intese nella loro realtà di oggetti - e la legittimazione del sovrano. Tale rapporto è indagabile soprattutto in particolari momenti della vita pubblica: accessione e funerali dei principi, trasmissione del potere da un principe all’altro. Da un riesame delle testimonianze per il periodo compreso tra II e IV secolo, emerge che le insegne costituivano un elemento sostanzialmente accessorio in tali circostanze. In mancanza di rituali codificati, il significato attribuito a questi oggetti appare in effetti alquanto debole ed elastico; l’uso delle insegne, e persino l’eventuale loro trasmissione da un imperatore all’altro, sembra sempre un fatto scarsamente ideologizzato. Nonostante il processo di sacralizzazione di almeno alcune di queste insegne (soprattutto il mantello di porpora) ), esse non giunsero mai a significare per i Romani ciò che furono in altri regimi monarchici. Ciò appare coerente con il persistere di una concezione secondo la quale cui il principe non è che un mandatario di un potere altrui (quello del popolo romano), e con un sistema che non ha mai veramente accettato le idee di legittimazione divina, o di diritti di sangue.

Insegne e legittimazione nell’impero romano

TANTILLO, Ignazio
2011

Abstract

Le insegne imperiali costituiscono un tema insidioso: studiarle obbliga a interrogarsi sui fondamenti ideologici del potere che queste sono chiamati a rappresentare, fondamenti che, nella Roma dei Cesari, sono notoriamente difficili da definire in modo lineare. Una difficoltà ulteriore è costituita dalla natura della documentazione: a fronte di un numero limitato di fonti testuali, l’abbondante dossier iconografico – essenzialmente numismatico- può esser usato solo con estrema cautela, poiché offre per lo più rappresentazioni idealizzate o simboliche. Il presente contributo si concentra sul rapporto tra insegne - intese nella loro realtà di oggetti - e la legittimazione del sovrano. Tale rapporto è indagabile soprattutto in particolari momenti della vita pubblica: accessione e funerali dei principi, trasmissione del potere da un principe all’altro. Da un riesame delle testimonianze per il periodo compreso tra II e IV secolo, emerge che le insegne costituivano un elemento sostanzialmente accessorio in tali circostanze. In mancanza di rituali codificati, il significato attribuito a questi oggetti appare in effetti alquanto debole ed elastico; l’uso delle insegne, e persino l’eventuale loro trasmissione da un imperatore all’altro, sembra sempre un fatto scarsamente ideologizzato. Nonostante il processo di sacralizzazione di almeno alcune di queste insegne (soprattutto il mantello di porpora) ), esse non giunsero mai a significare per i Romani ciò che furono in altri regimi monarchici. Ciò appare coerente con il persistere di una concezione secondo la quale cui il principe non è che un mandatario di un potere altrui (quello del popolo romano), e con un sistema che non ha mai veramente accettato le idee di legittimazione divina, o di diritti di sangue.
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