I rapporti tra pittura monumentale e pittura libraria nell’Italia centro-meridionale al tempo della Riforma Gregoriana sono indagati attraverso due fenomeni: l’elaborazione di cicli biblici di ispirazione paleocristiana nelle Bibbie Atlantiche e negli edifici romani e d’influenza romana del tardo XI e XII secolo; la diffusione dei cicli agiografici nell’area cassinese. L’engagement politico e ideologico delle Bibbie atlantiche, concepite come libri-guida della cristianità riformata, condizionò soprattutto la loro veste ornamentale: non è un caso che siano stati gli storici dell’arte a riconoscere per primi la specificità di questa tipologia libraria, legandola alla riforma ecclesiastica dell’XI secolo. Nelle colossali pandette prodotte a Roma e nell’Italia centrale a partire dagli anni ’60 dell’XI secolo e per tutto il XII, l’organizzazione della decorazione risponde ad un programma rigoroso, dettato da esigenze di austerità e funzionalità, mentre gli elementi iconici - soprattutto i grandi frontespizi con le scene della Genesi e la serie dei profeti stanti - condividono con i cicli monumentali contemporanei – dall’Immacolata di Ceri a San Giovanni a Porta Latina, da San Paolo inter Vineas di Spoleto a San Pietro di Ferentillo - il consapevole richiamo alle iconografie delle basiliche paleocristiane di Roma, a riaffermare, anche visivamente, il legame con la Chiesa apostolica delle origini. Gli apparati iconografici delle Bibbie sono stati censiti, comparati e valutati nel loro rapporto con il testo scritto e con le loro fonti figurative: analisi preliminare indispensabile per affrontare i problemi relativi alla nascita del ciclo illustrativo; alla sua stabilizzazione e alla costituzione delle varianti sia in senso diacronico che sincronico; per ricostruirne i meccanismi di fruizione e i valori di comunicazione; per valutarne i rapporti, anche operativi, con la pittura monumentale. Nell’elaborazione delle Bibbie Atlantiche non è al momento dimostrabile il ruolo giocato da Montecassino, che fu comunque uno dei poli ‘forti’ dell’arte riformata. Se la distruzione della basilica desideriana impedisce di recuperare i rapporti tra pittura e miniatura nel cenobio, esiste però una strada praticabile, dove decorazione libraria e monumentale si incrociano, su un altro itinerario ‘di punta’ della Riforma Gregoriana, quello che lega l’esigenza di propagandare exempla di santità alla diffusione sistematica di cicli agiografici. In questa prospettiva le miniature che illustrano il Lezionario Vat. lat. 1202, confezionato poco dopo la consacrazione dell’abbaziale desideriana del 1071, testimoniano un’interpretazione ‘ideologicamente orientata’ della storia di san Benedetto, che ha i suoi precedenti negli affreschi della chiesa romana di San Crisogono, legati alla committenza di Federico di Lorena, la cui biografia – fu contemporaneamente abate di Montecassino, cardinale vescovo di San Crisogono e papa col nome di Stefano IX - incarna quell’intreccio tra curia romana e monastero cassinese che, negli attuali studi sull’arte della Riforma, spinge a risolvere il rapporto tra i due centri nei termini di un costruttivo dialogo piuttosto che di una sterile priorità.

Pittura e miniatura nell'Italia centro-meridionale al tempo della Riforma Gregoriana

OROFINO, Giulia
2008

Abstract

I rapporti tra pittura monumentale e pittura libraria nell’Italia centro-meridionale al tempo della Riforma Gregoriana sono indagati attraverso due fenomeni: l’elaborazione di cicli biblici di ispirazione paleocristiana nelle Bibbie Atlantiche e negli edifici romani e d’influenza romana del tardo XI e XII secolo; la diffusione dei cicli agiografici nell’area cassinese. L’engagement politico e ideologico delle Bibbie atlantiche, concepite come libri-guida della cristianità riformata, condizionò soprattutto la loro veste ornamentale: non è un caso che siano stati gli storici dell’arte a riconoscere per primi la specificità di questa tipologia libraria, legandola alla riforma ecclesiastica dell’XI secolo. Nelle colossali pandette prodotte a Roma e nell’Italia centrale a partire dagli anni ’60 dell’XI secolo e per tutto il XII, l’organizzazione della decorazione risponde ad un programma rigoroso, dettato da esigenze di austerità e funzionalità, mentre gli elementi iconici - soprattutto i grandi frontespizi con le scene della Genesi e la serie dei profeti stanti - condividono con i cicli monumentali contemporanei – dall’Immacolata di Ceri a San Giovanni a Porta Latina, da San Paolo inter Vineas di Spoleto a San Pietro di Ferentillo - il consapevole richiamo alle iconografie delle basiliche paleocristiane di Roma, a riaffermare, anche visivamente, il legame con la Chiesa apostolica delle origini. Gli apparati iconografici delle Bibbie sono stati censiti, comparati e valutati nel loro rapporto con il testo scritto e con le loro fonti figurative: analisi preliminare indispensabile per affrontare i problemi relativi alla nascita del ciclo illustrativo; alla sua stabilizzazione e alla costituzione delle varianti sia in senso diacronico che sincronico; per ricostruirne i meccanismi di fruizione e i valori di comunicazione; per valutarne i rapporti, anche operativi, con la pittura monumentale. Nell’elaborazione delle Bibbie Atlantiche non è al momento dimostrabile il ruolo giocato da Montecassino, che fu comunque uno dei poli ‘forti’ dell’arte riformata. Se la distruzione della basilica desideriana impedisce di recuperare i rapporti tra pittura e miniatura nel cenobio, esiste però una strada praticabile, dove decorazione libraria e monumentale si incrociano, su un altro itinerario ‘di punta’ della Riforma Gregoriana, quello che lega l’esigenza di propagandare exempla di santità alla diffusione sistematica di cicli agiografici. In questa prospettiva le miniature che illustrano il Lezionario Vat. lat. 1202, confezionato poco dopo la consacrazione dell’abbaziale desideriana del 1071, testimoniano un’interpretazione ‘ideologicamente orientata’ della storia di san Benedetto, che ha i suoi precedenti negli affreschi della chiesa romana di San Crisogono, legati alla committenza di Federico di Lorena, la cui biografia – fu contemporaneamente abate di Montecassino, cardinale vescovo di San Crisogono e papa col nome di Stefano IX - incarna quell’intreccio tra curia romana e monastero cassinese che, negli attuali studi sull’arte della Riforma, spinge a risolvere il rapporto tra i due centri nei termini di un costruttivo dialogo piuttosto che di una sterile priorità.
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