Il saggio si propone di considerare le miniature medievali ‘dalla parte dell’osservatore’, ricostruendo le forme e le circostanze della ricezione, i sistemi delle attese e delle risposte, le abitudini percettive e le capacità di decodifica dei pubblici. Nei manoscritti la decorazione è concepita infatti principalmente in funzione dello spettatore: orienta la lettura, chiarisce, amplifica o arricchisce il dettato del testo, ne favorisce la memorizzazione, stimola la fantasia, diletta gli occhi, emoziona lo spirito. Per ripristinare il contesto originario di fruizione delle miniature medievali occorre ristabilire il rapporto intellettuale, affettivo ma anche fisico e gestuale tra le immagini e chi le guarda, considerando che a volte le prime condizionano gli stessi modi d’uso dell’oggetto-libro: le loro dimensioni portano ad allontanarlo o ad avvicinarlo, la mise en page costringe a muoverlo, addirittura a ruotarlo per far scorrere le illustrazioni che si sviluppano nei margini. Diventano così essenziali i problemi dei luoghi e dei tempi trascorsi davanti alle miniature, legati alle pratiche e alle situazioni di lettura e alle loro trasformazioni storiche. Le testimonianze dei contemporanei sulle funzioni delle illustrazioni sono poche, e solo raramente o per via ipotetica si può risalire all’identità concreta dei fruitori, intesi come individui o gruppi sociali. I dati quantitativi essendo difficilmente rilevabili, l’indagine sui pubblici delle miniature si sposta quindi sui modi della ricezione e sui gradi di ‘familiarità’ con le immagini, sia essa ‘passiva’ (per le masse di analfabeti alle quali le illustrazioni vengono mostrate, quasi esclusivamente in ambito di display liturgico, come strumento di autorità ecclesiastica o secolare) o ‘attiva’ (per coloro che hanno accesso diretto ai libri, appartenenti a gruppi sociali omogenei ed egemoni, all’interno dei quali vanno comunque distinti i vari livelli di educazione alla lettura sia dei testi che delle immagini). Le immagini dei libri medievali sono anche mezzi per costruire le gerarchie, per manifestare i rapporti di forza, per propagandare la sacralità dei gruppi egemoni. La loro ‘zona di funzionamento’ dipende allora dalla dimensione dell’ambito sociale cui si rivolgono e dal tipo di comunicazione che veicolano: macro o micro messaggi, destinati a pochi o a molti, legati a situazioni particolari o universali.

"Leggere" le miniature medievali

OROFINO, Giulia
2004

Abstract

Il saggio si propone di considerare le miniature medievali ‘dalla parte dell’osservatore’, ricostruendo le forme e le circostanze della ricezione, i sistemi delle attese e delle risposte, le abitudini percettive e le capacità di decodifica dei pubblici. Nei manoscritti la decorazione è concepita infatti principalmente in funzione dello spettatore: orienta la lettura, chiarisce, amplifica o arricchisce il dettato del testo, ne favorisce la memorizzazione, stimola la fantasia, diletta gli occhi, emoziona lo spirito. Per ripristinare il contesto originario di fruizione delle miniature medievali occorre ristabilire il rapporto intellettuale, affettivo ma anche fisico e gestuale tra le immagini e chi le guarda, considerando che a volte le prime condizionano gli stessi modi d’uso dell’oggetto-libro: le loro dimensioni portano ad allontanarlo o ad avvicinarlo, la mise en page costringe a muoverlo, addirittura a ruotarlo per far scorrere le illustrazioni che si sviluppano nei margini. Diventano così essenziali i problemi dei luoghi e dei tempi trascorsi davanti alle miniature, legati alle pratiche e alle situazioni di lettura e alle loro trasformazioni storiche. Le testimonianze dei contemporanei sulle funzioni delle illustrazioni sono poche, e solo raramente o per via ipotetica si può risalire all’identità concreta dei fruitori, intesi come individui o gruppi sociali. I dati quantitativi essendo difficilmente rilevabili, l’indagine sui pubblici delle miniature si sposta quindi sui modi della ricezione e sui gradi di ‘familiarità’ con le immagini, sia essa ‘passiva’ (per le masse di analfabeti alle quali le illustrazioni vengono mostrate, quasi esclusivamente in ambito di display liturgico, come strumento di autorità ecclesiastica o secolare) o ‘attiva’ (per coloro che hanno accesso diretto ai libri, appartenenti a gruppi sociali omogenei ed egemoni, all’interno dei quali vanno comunque distinti i vari livelli di educazione alla lettura sia dei testi che delle immagini). Le immagini dei libri medievali sono anche mezzi per costruire le gerarchie, per manifestare i rapporti di forza, per propagandare la sacralità dei gruppi egemoni. La loro ‘zona di funzionamento’ dipende allora dalla dimensione dell’ambito sociale cui si rivolgono e dal tipo di comunicazione che veicolano: macro o micro messaggi, destinati a pochi o a molti, legati a situazioni particolari o universali.
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