1: Scopo del lavoro è l'indagine psicologica dei personaggi ma anche delle alterazioni portate da una malattia fisica grave quale il tifo esantematico. 2: La Metodologia seguita è quella della ricerca delle dimensioni psichiche che sottendono il comportamento. 3: Risultati: il fine è quello di chiarire le reazioni del malato e della sua famiglia, oltre che di gente estranea a un caso di alterazione mentale dovuta a una malattia fisica. Il racconto inizia su un treno in cui un ufficiale russo, Klimov, è in una fase avanzata di incubazione della malattia, il tifo esantematico; di fronte a lui vi è un finlandese il quale, del tutto involontariamente, fuma la pipa e ripete discorsi futili che sarebbero del tutto indifferenti per una persona normale ma che, in un malato che si trova in uno stato di disorientamento con iniziale processo delirante, riescono traumatici e spiacevoli. Čechov, medico, descrive “la fuga delle idee” che inizia nella mente del malato e la scarsa possibilità di controllo della propria dinamica mentale, tra l'altro egli è preso da un odio per i finlandesi a cui associa i greci, forse per un iniziale patologico rigetto dell'umanità intera. Rendendosi ancora conto che questo odio per i greci e i finlandesi non ha senso, la mente passa all'esame di altri due popoli, gli italiani e i francesi. Ma il processo psichico essenziale su cui si fonda ogni giudizio è un senso di nausea generalizzato, per cui anche per l'Italia pensa a un organetto e per la Francia a una donna nuda. A questo punto l'ufficiale dice a se stesso di non essere in condizioni normali. Si associano manifestazioni somatiche come secchezza della bocca e astenia grave che portano a un'alterazione tipo nebbia cerebrale con presenza di illusioni e allucinazioni. A una stazione dove si fermano, Klimov, percepisce l'odore dell'arrosto che alcuni clienti stanno mangiando come estremamente sgradevole e nello stato confusionale mentale (dal greco Taifos) si insinua anche una indistinta paura di morte. La mente allora si rifugia in immagini e ricordi di alto valore emotivo per cui Klimov orfano pensa alla zia, alla sorella e anche a un suo dipendente molto affezionato a lui, l'attendente Pavel. Il malato, in altri termini, cerca di aggrapparsi disperatamente anche al ricordo del suo soffice e fresco letto con una caraffa di acqua limpida. E tutto ciò è clinicamente esatto in una persona che non vuol cedere al delirio. Ma il processo continua e soltanto al mattino si ha una regressione dei sintomi dovuta sia al miglioramento mattinale (vedi ad esempio il miglioramento di Tarrou ne La peste di Camus), sia al fatto che la luce mattinale leva quella componente negativa agli effetti del delirio che è propria del buio notturno. Poco dopo Klimov scende dal treno e, in uno stato di alterazione della percezione della sua stessa persona, prende una slitta e si fa portare a casa. Anche a casa però egli resta in uno stato di grave confusione per cui i ricordi del treno si uniscono alla percezione della realtà che lo circonda. Il tifo a questo punto è esploso e i processi allucinatori diventano sempre più intensi e tra l'altro in rapida continua trasformazione. A parte il finlandese e i clienti della stazione, ancora più interessante è l'apparizione in pieno giorno del cappellano del reggimento. Questa dinamica psichica, nettamente patologica, indica l'acme della malattia cui si aggiunge un segnarsi con la croce come chiaro simbolo di morte. Accanto a lui, estremamente importante, vi è l'ombra inginocchiata della sorella che prega Dio per il fratello. Ed è interessante come Čechov scriva la seguente frase: “l'ombra della sorella si metteva in ginocchio e pregava, ella si inchinava all'icona e sulla parete si inchinava la sua ombra grigia, cosicché due ombre pregavano Dio”, frase da cui potrebbe derivare, per l'agnosticismo di Čechov, un'immagine metaforica della scarsa consistenza della preghiera. Si tratta evidentemente di illusioni e di allucinazioni multiple. Ma il giovane è forte (come Renzo nei Promessi Sposi) e subito dopo viene descritta la sua guarigione e riesce a superare la sua malattia. Appena ritornata la conoscenza, il tenente è invaso da un senso d'infinita felicità e dal desiderio di vedere delle persone nella stanza vuota. Siamo di fronte a una dimensione mentale da cui esulano razionalità e logica e vi è solo una emozionale, subcorticale irrazionale “gioia di esistere”: anche le cose più piccole pigliano importanza perché è la ripresa di contatto con una realtà che appare esaltante e mutevole come la vita che ritorna. Ciò prova lo psicologo che sia che si osservi il mondo per la prima volta, sia che si emerga da uno stato d'incoscienza o di coma, la mente vive un'analoga dimensione infantile di tipo istintuale: nascita o rinascita coincidono. Klimov è come un bambino e, giustamente, il medico lo chiama bambinuccio. Ma Čechov, come lui stesso sapeva, non ha storie a lieto fine e il giovane vedendo la vecchia zia vicino al letto le chiede che malattia ha avuto e sopratutto dove è l'amata sorella Katja. La zia non risponde subito ma dopo pochissimo tempo in uno stato psichico di grave trauma rivela che Katja è morta di tifo esantematico e già è stata sepolta. Dalla testa della donna cade una cuffia bianca e si può osservare come la descrizione di questo capo somigli a un quadro fiammingo intitolato Dolore e disgrazia, sottolineando come la creatività di Čechov si serva spesso di espressioni figurative. Segue un altro interessante risvolto psicologico, ed è la reazione di Klimov, percepita evidentemente in maniera anomala senza aggiungere per un processo che potremo definire schizoide un tono emotivo alla notizia. Infatti egli piange e ride e si lamenta che non gli danno da mangiare. Cerchiamo di spiegare questa situazione: l'Io uscito da uno stato di lunga e grave disintegrazione, non ha ancora un potere egemone sulle forze emotivo-razionali, che ancora dominano la mente e queste energie istintuali provenienti dai centri emotivi razionali rendono l'Io incapace di riguadagnare la capacità di soffrire. Dopo una settimana però, quando l'Io si ristabilisce nella sua integrità con tutte le tessere che ne formano il mosaico, Klimov raggiunge la finestra e piange in una situazione di estrema infelicità (anche perché privo della persona più amata in mancanza di un altro amore per una donna giovane). Lo psicologo può constatare che malattia, incubi e rinascita “animale” sono esaurite. Il dolore, tipico del cammino umano e in particolare delle creature di Čechov, domina incontrastato. Subentra uno status mentale dominato da due forze: il dolore e il taedium vitae Oraziano. Il racconto si chiude con le parole: “una perdita irreparabile”. Un giovane uomo solo con una sola parente, una zia molto vecchia, rimane con la testa appoggiata alla finestra, su cui tra l'altro batte la pioggia, in uno stato d'impotenza, di inutile e dolorosa nostalgia del tempo passato e in una vana ricerca d'un futuro che possa dare un senso alla sua vita. Čechov, medico e ancora più, come dice Andreev, panpsicologo, ha descritto il caso in cui una malattia fisica può guarire, ma una malattia morale può distruggere il significato stesso di continuare a vivere.

Analisi psicologica di "Il Tifo" di Anton Cechov

FUSCO, Antonio;TOMASSONI, Rosella
2005

Abstract

1: Scopo del lavoro è l'indagine psicologica dei personaggi ma anche delle alterazioni portate da una malattia fisica grave quale il tifo esantematico. 2: La Metodologia seguita è quella della ricerca delle dimensioni psichiche che sottendono il comportamento. 3: Risultati: il fine è quello di chiarire le reazioni del malato e della sua famiglia, oltre che di gente estranea a un caso di alterazione mentale dovuta a una malattia fisica. Il racconto inizia su un treno in cui un ufficiale russo, Klimov, è in una fase avanzata di incubazione della malattia, il tifo esantematico; di fronte a lui vi è un finlandese il quale, del tutto involontariamente, fuma la pipa e ripete discorsi futili che sarebbero del tutto indifferenti per una persona normale ma che, in un malato che si trova in uno stato di disorientamento con iniziale processo delirante, riescono traumatici e spiacevoli. Čechov, medico, descrive “la fuga delle idee” che inizia nella mente del malato e la scarsa possibilità di controllo della propria dinamica mentale, tra l'altro egli è preso da un odio per i finlandesi a cui associa i greci, forse per un iniziale patologico rigetto dell'umanità intera. Rendendosi ancora conto che questo odio per i greci e i finlandesi non ha senso, la mente passa all'esame di altri due popoli, gli italiani e i francesi. Ma il processo psichico essenziale su cui si fonda ogni giudizio è un senso di nausea generalizzato, per cui anche per l'Italia pensa a un organetto e per la Francia a una donna nuda. A questo punto l'ufficiale dice a se stesso di non essere in condizioni normali. Si associano manifestazioni somatiche come secchezza della bocca e astenia grave che portano a un'alterazione tipo nebbia cerebrale con presenza di illusioni e allucinazioni. A una stazione dove si fermano, Klimov, percepisce l'odore dell'arrosto che alcuni clienti stanno mangiando come estremamente sgradevole e nello stato confusionale mentale (dal greco Taifos) si insinua anche una indistinta paura di morte. La mente allora si rifugia in immagini e ricordi di alto valore emotivo per cui Klimov orfano pensa alla zia, alla sorella e anche a un suo dipendente molto affezionato a lui, l'attendente Pavel. Il malato, in altri termini, cerca di aggrapparsi disperatamente anche al ricordo del suo soffice e fresco letto con una caraffa di acqua limpida. E tutto ciò è clinicamente esatto in una persona che non vuol cedere al delirio. Ma il processo continua e soltanto al mattino si ha una regressione dei sintomi dovuta sia al miglioramento mattinale (vedi ad esempio il miglioramento di Tarrou ne La peste di Camus), sia al fatto che la luce mattinale leva quella componente negativa agli effetti del delirio che è propria del buio notturno. Poco dopo Klimov scende dal treno e, in uno stato di alterazione della percezione della sua stessa persona, prende una slitta e si fa portare a casa. Anche a casa però egli resta in uno stato di grave confusione per cui i ricordi del treno si uniscono alla percezione della realtà che lo circonda. Il tifo a questo punto è esploso e i processi allucinatori diventano sempre più intensi e tra l'altro in rapida continua trasformazione. A parte il finlandese e i clienti della stazione, ancora più interessante è l'apparizione in pieno giorno del cappellano del reggimento. Questa dinamica psichica, nettamente patologica, indica l'acme della malattia cui si aggiunge un segnarsi con la croce come chiaro simbolo di morte. Accanto a lui, estremamente importante, vi è l'ombra inginocchiata della sorella che prega Dio per il fratello. Ed è interessante come Čechov scriva la seguente frase: “l'ombra della sorella si metteva in ginocchio e pregava, ella si inchinava all'icona e sulla parete si inchinava la sua ombra grigia, cosicché due ombre pregavano Dio”, frase da cui potrebbe derivare, per l'agnosticismo di Čechov, un'immagine metaforica della scarsa consistenza della preghiera. Si tratta evidentemente di illusioni e di allucinazioni multiple. Ma il giovane è forte (come Renzo nei Promessi Sposi) e subito dopo viene descritta la sua guarigione e riesce a superare la sua malattia. Appena ritornata la conoscenza, il tenente è invaso da un senso d'infinita felicità e dal desiderio di vedere delle persone nella stanza vuota. Siamo di fronte a una dimensione mentale da cui esulano razionalità e logica e vi è solo una emozionale, subcorticale irrazionale “gioia di esistere”: anche le cose più piccole pigliano importanza perché è la ripresa di contatto con una realtà che appare esaltante e mutevole come la vita che ritorna. Ciò prova lo psicologo che sia che si osservi il mondo per la prima volta, sia che si emerga da uno stato d'incoscienza o di coma, la mente vive un'analoga dimensione infantile di tipo istintuale: nascita o rinascita coincidono. Klimov è come un bambino e, giustamente, il medico lo chiama bambinuccio. Ma Čechov, come lui stesso sapeva, non ha storie a lieto fine e il giovane vedendo la vecchia zia vicino al letto le chiede che malattia ha avuto e sopratutto dove è l'amata sorella Katja. La zia non risponde subito ma dopo pochissimo tempo in uno stato psichico di grave trauma rivela che Katja è morta di tifo esantematico e già è stata sepolta. Dalla testa della donna cade una cuffia bianca e si può osservare come la descrizione di questo capo somigli a un quadro fiammingo intitolato Dolore e disgrazia, sottolineando come la creatività di Čechov si serva spesso di espressioni figurative. Segue un altro interessante risvolto psicologico, ed è la reazione di Klimov, percepita evidentemente in maniera anomala senza aggiungere per un processo che potremo definire schizoide un tono emotivo alla notizia. Infatti egli piange e ride e si lamenta che non gli danno da mangiare. Cerchiamo di spiegare questa situazione: l'Io uscito da uno stato di lunga e grave disintegrazione, non ha ancora un potere egemone sulle forze emotivo-razionali, che ancora dominano la mente e queste energie istintuali provenienti dai centri emotivi razionali rendono l'Io incapace di riguadagnare la capacità di soffrire. Dopo una settimana però, quando l'Io si ristabilisce nella sua integrità con tutte le tessere che ne formano il mosaico, Klimov raggiunge la finestra e piange in una situazione di estrema infelicità (anche perché privo della persona più amata in mancanza di un altro amore per una donna giovane). Lo psicologo può constatare che malattia, incubi e rinascita “animale” sono esaurite. Il dolore, tipico del cammino umano e in particolare delle creature di Čechov, domina incontrastato. Subentra uno status mentale dominato da due forze: il dolore e il taedium vitae Oraziano. Il racconto si chiude con le parole: “una perdita irreparabile”. Un giovane uomo solo con una sola parente, una zia molto vecchia, rimane con la testa appoggiata alla finestra, su cui tra l'altro batte la pioggia, in uno stato d'impotenza, di inutile e dolorosa nostalgia del tempo passato e in una vana ricerca d'un futuro che possa dare un senso alla sua vita. Čechov, medico e ancora più, come dice Andreev, panpsicologo, ha descritto il caso in cui una malattia fisica può guarire, ma una malattia morale può distruggere il significato stesso di continuare a vivere.
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