Il saggio prende in esame i più antichi manoscritti greci del Nuovo Testamento (I-III secolo d.C.) e ne analizza la struttura codicologica, le caratteristiche grafiche, le modalità di produzione, fruizione, circolazione, nel contesto più ampio della produzione grafico-libraria dell’epoca. Obiettivo della ricerca è valutare da un lato gli elementi di continuità con la tradizione ellenistico-romana (materiali, tipologie e tecniche di manifattura libraria, orientamenti grafici), dall’altro le peculiarità di una produzione libraria chiamata a soddisfare le esigenze nuove e specifiche della comunicazione scritta negli ambienti e nelle comunità cristiane. Alla tesi di una contrapposizione sociale e ideologica molto forte fra la tradizione culturale del mondo ellenistico-romano e le comunità cristiane, che sarebbe sottesa alla contrapposizione rotolo-codice, si oppone – nel presente saggio – una visione molto più sfumata e articolata dei fenomeni, che ravvisa le ragioni della prevalenza accordata dai Cristiani al codice in esigenze pratiche di produzione/circolazione dello scritto, e in specifiche strategie comunicative. Sul versante più propriamente paleografico, viene ridimensionata la tesi di Colin H. Roberts, che tendeva a classificare tutte le manifestazioni grafiche documentate dai più antichi libri cristiani come “reformed documentary hands”. Al contrario, l’esame dei materiali mette in evidenza, sin dai reperti più antichi, una pluralità di opzioni grafiche, di cui il filone informale, di ascendenza burocratico-amministrativa – peraltro con molteplici articolazioni interne – è soltanto un aspetto. Accanto a questo si ravvisano esperienze grafiche di impianto più formale, che rinviano ad una produzione di libri tecnicamente “impegnativi” e di altro profilo editoriale. Emblematica, da questo punto di vista, è la complessa impresa editoriale degli Exapla origeniani. Dietro ciascuna opzione grafica – da quelle più formali a quelle più informali – si intravedono contesti diversi e diverse esigenze di produzione, diffusione, conservazione scritta dei testi neotestamentari, in uno scenario complesso in cui il libro cristiano si avviava – fra tradizione e innovazione – a diversificare sempre di più le sue funzioni e, ovviamente, le sue forme.

Riflessioni paleografiche (e non solo) sui più antichi manoscritti greci del nuovo testamento

CRISCI, Edoardo
2008

Abstract

Il saggio prende in esame i più antichi manoscritti greci del Nuovo Testamento (I-III secolo d.C.) e ne analizza la struttura codicologica, le caratteristiche grafiche, le modalità di produzione, fruizione, circolazione, nel contesto più ampio della produzione grafico-libraria dell’epoca. Obiettivo della ricerca è valutare da un lato gli elementi di continuità con la tradizione ellenistico-romana (materiali, tipologie e tecniche di manifattura libraria, orientamenti grafici), dall’altro le peculiarità di una produzione libraria chiamata a soddisfare le esigenze nuove e specifiche della comunicazione scritta negli ambienti e nelle comunità cristiane. Alla tesi di una contrapposizione sociale e ideologica molto forte fra la tradizione culturale del mondo ellenistico-romano e le comunità cristiane, che sarebbe sottesa alla contrapposizione rotolo-codice, si oppone – nel presente saggio – una visione molto più sfumata e articolata dei fenomeni, che ravvisa le ragioni della prevalenza accordata dai Cristiani al codice in esigenze pratiche di produzione/circolazione dello scritto, e in specifiche strategie comunicative. Sul versante più propriamente paleografico, viene ridimensionata la tesi di Colin H. Roberts, che tendeva a classificare tutte le manifestazioni grafiche documentate dai più antichi libri cristiani come “reformed documentary hands”. Al contrario, l’esame dei materiali mette in evidenza, sin dai reperti più antichi, una pluralità di opzioni grafiche, di cui il filone informale, di ascendenza burocratico-amministrativa – peraltro con molteplici articolazioni interne – è soltanto un aspetto. Accanto a questo si ravvisano esperienze grafiche di impianto più formale, che rinviano ad una produzione di libri tecnicamente “impegnativi” e di altro profilo editoriale. Emblematica, da questo punto di vista, è la complessa impresa editoriale degli Exapla origeniani. Dietro ciascuna opzione grafica – da quelle più formali a quelle più informali – si intravedono contesti diversi e diverse esigenze di produzione, diffusione, conservazione scritta dei testi neotestamentari, in uno scenario complesso in cui il libro cristiano si avviava – fra tradizione e innovazione – a diversificare sempre di più le sue funzioni e, ovviamente, le sue forme.
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