Il 30 gennaio 2020 la World Health Organization ha definito la diffusione del nuovo coronavirus COVID-19 come un’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale e pertanto definita come pandemia (World Health Organization, 2020). Nonostante le differenti misure restrittive adottate, nell’autunno 2020 in Italia si è sviluppata la cosiddetta “seconda ondata” di pandemia. Di conseguenza, il Governo e le Autorità Locali hanno messo in atto un sistema di restrizioni “a zone” sulla base dell’evoluzione dei dati epidemiologici (Manica et al., 2021). Nei casi peggiori la zona era considerata “rossa” e tra le principali misure restrittive adottate vi erano il distanziamento sociale, la possibilità di praticare attività motoria e sportiva solo nei pressi della propria abitazione e la chiusura delle scuole, con conseguente adozione della formazione a distanza. Tuttavia, nonostante l’adozione di queste misure di contenimento fosse necessaria al fine di ridurre il rischio di contagio, diversi effetti negativi sono stati osservati per ciò che concerne il benessere degli individui e degli studenti stessi. In particolar modo, negli adolescenti sono stati osservati disturbi quali insonnia, ansia, stress, irritabilità, noia, depressione, o demotivazione verso la pratica di attività fisica (Nearchou et al., 2020; Panchal et al., 2021). Ne è conseguita una modifica nelle interazioni sociali e negli approcci pedagogici e educativi, secondo il modello di intervento tipico del disciplinamento dei corpi (Foucault, 1995). L’educazione del corpo rappresenta un elemento cruciale per la crescita e lo sviluppo dei preadolescenti (Digennaro, 2021); pertanto, la presente ricerca-azione ha come scopo quello di investigare l’efficacia di un intervento atto a contrastare gli effetti negativi delle restrizioni sociali sulla sfera corporea e sui livelli di attività fisica dei preadolescenti. Lo studio è stato condotto su un collettivo costituito da 155 alunni (11-14 anni) di una scuola secondaria di primo grado della provincia di Frosinone. Al fine di per valutare i livelli di attività fisica prima e dopo l’intervento è stata somministrata la versione italiana del questionario IPAQ-SF. La percezione dell’impatto del lockdown sui livelli di attività fisica nei preadolescenti è stata studiata attraverso dei focus-group. Nell’intervallo tra le due somministrazioni è stato attuato un intervento da parte dell’insegnante di educazione fisica atto a favorire l’attivazione del corpo e l’adozione di stili di vita attivi. Dai dati è emerso che prima dell’intervento il 45.5%, il 35.8 e il 18.7% degli studenti sono stati classificati come molto attivi, sufficientemente attivi e inattivi, rispettivamente. Post-intervento 58.7% erano molto attivi, 33.9% sufficientemente attivi, e 7.5% inattivi. I focus-group hanno mostrato che coloro che hanno praticato attività fisica autogestita durante il lockdown hanno avuto un fronteggiamento positivo nei confronti dello stress indotto dalle restrizioni. L’attività fisica rappresenta, dunque, uno strumento valido per la gestione di situazioni stressanti nei preadolescenti e contribuisce a prevenire gli effetti negativi di stili di vita sedentari per ciò che concerne lo sviluppo di capacità emotive, sociali e cognitive; pertanto, si rende necessaria l’adozione di strategie di intervento atte a promuovere l’adozione di stili di vita attivi.

Attività fisica come strumento di fronteggiamento positivo di situazioni che inducono stress: una ricerca azione

Alice Iannaccone
2022

Abstract

Il 30 gennaio 2020 la World Health Organization ha definito la diffusione del nuovo coronavirus COVID-19 come un’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale e pertanto definita come pandemia (World Health Organization, 2020). Nonostante le differenti misure restrittive adottate, nell’autunno 2020 in Italia si è sviluppata la cosiddetta “seconda ondata” di pandemia. Di conseguenza, il Governo e le Autorità Locali hanno messo in atto un sistema di restrizioni “a zone” sulla base dell’evoluzione dei dati epidemiologici (Manica et al., 2021). Nei casi peggiori la zona era considerata “rossa” e tra le principali misure restrittive adottate vi erano il distanziamento sociale, la possibilità di praticare attività motoria e sportiva solo nei pressi della propria abitazione e la chiusura delle scuole, con conseguente adozione della formazione a distanza. Tuttavia, nonostante l’adozione di queste misure di contenimento fosse necessaria al fine di ridurre il rischio di contagio, diversi effetti negativi sono stati osservati per ciò che concerne il benessere degli individui e degli studenti stessi. In particolar modo, negli adolescenti sono stati osservati disturbi quali insonnia, ansia, stress, irritabilità, noia, depressione, o demotivazione verso la pratica di attività fisica (Nearchou et al., 2020; Panchal et al., 2021). Ne è conseguita una modifica nelle interazioni sociali e negli approcci pedagogici e educativi, secondo il modello di intervento tipico del disciplinamento dei corpi (Foucault, 1995). L’educazione del corpo rappresenta un elemento cruciale per la crescita e lo sviluppo dei preadolescenti (Digennaro, 2021); pertanto, la presente ricerca-azione ha come scopo quello di investigare l’efficacia di un intervento atto a contrastare gli effetti negativi delle restrizioni sociali sulla sfera corporea e sui livelli di attività fisica dei preadolescenti. Lo studio è stato condotto su un collettivo costituito da 155 alunni (11-14 anni) di una scuola secondaria di primo grado della provincia di Frosinone. Al fine di per valutare i livelli di attività fisica prima e dopo l’intervento è stata somministrata la versione italiana del questionario IPAQ-SF. La percezione dell’impatto del lockdown sui livelli di attività fisica nei preadolescenti è stata studiata attraverso dei focus-group. Nell’intervallo tra le due somministrazioni è stato attuato un intervento da parte dell’insegnante di educazione fisica atto a favorire l’attivazione del corpo e l’adozione di stili di vita attivi. Dai dati è emerso che prima dell’intervento il 45.5%, il 35.8 e il 18.7% degli studenti sono stati classificati come molto attivi, sufficientemente attivi e inattivi, rispettivamente. Post-intervento 58.7% erano molto attivi, 33.9% sufficientemente attivi, e 7.5% inattivi. I focus-group hanno mostrato che coloro che hanno praticato attività fisica autogestita durante il lockdown hanno avuto un fronteggiamento positivo nei confronti dello stress indotto dalle restrizioni. L’attività fisica rappresenta, dunque, uno strumento valido per la gestione di situazioni stressanti nei preadolescenti e contribuisce a prevenire gli effetti negativi di stili di vita sedentari per ciò che concerne lo sviluppo di capacità emotive, sociali e cognitive; pertanto, si rende necessaria l’adozione di strategie di intervento atte a promuovere l’adozione di stili di vita attivi.
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