Nel saggio l’autore parte dall’analisi del rapporto sussistente tra sussidiarietà e previdenza, sia nella sua declinazione orizzontale che verticale, che rappresenta la prospettiva attraverso la quale svolgere l’indagine sul ruolo della previdenza complementare e integrativa nel disegno costituzionale. In particolare, l’autore si sofferma sulla questione del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni riemersa a seguito della riforma del titolo V della Costituzione. In tale prospettiva di indagine – quanto al versante verticale della sussidiarietà - la verifica di compatibilità costituzionale tocca il nuovo sistema della previdenza complementare, delineato dal legislatore ordinario attraverso il d.lgs. n. 252 del 2005. Nell’analisi dei tratti caratterizzanti della nuova normativa di fonte legale ordinaria statale una complicazione, a giudizio dell’autore, è data dal ribadito carattere volontario della previdenza complementare che viene declinato in un eccentrico riscontro della libertà di adesione individuale. L’analisi si sposta poi sul versante dell’individuazione del differente grado di incidenza dei limiti costituzionali alla competenza concorrente regionale nel campo della previdenza complementare: il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni; il divieto di ostacolare la libera circolazione delle persone tra le Regioni; i peculiari limiti imposti alle norme di carattere tributario e commerciale che concorrono a regolare la previdenza complementare. Si giunge poi al riscontro del limite più penetrante dato dalla riserva di determinazione dei «principi fondamentali» da parte dello Stato. A questo punto la ricerca si concentra sull’analisi del problematico ruolo attribuito alle regioni nella legge delega e nella successiva legislazione delegata dettata dal d.lgs. n. 252 del 2005, ponendo in luce possibili pregiudizi delle competenze legislative regionali in materia. Infine l’autore rivolge l’indagine alla declinazione orizzontale della sussidiarietà nella nuova normativa sulla previdenza complementare e analizza il rapporto che si realizza tra privato-privato collettivo, in particolare in ordine alla problematica questione della «portabilità» della contribuzione versata dal datore di lavoro e del t.f.r. alla forma pensionistica collettiva, di cui propone una sua lettura.

La previdenza complementare nel prisma della sussidiarietà tra disegno costituzionale e legislazione ordinaria

PASSALACQUA, Pasquale
2007

Abstract

Nel saggio l’autore parte dall’analisi del rapporto sussistente tra sussidiarietà e previdenza, sia nella sua declinazione orizzontale che verticale, che rappresenta la prospettiva attraverso la quale svolgere l’indagine sul ruolo della previdenza complementare e integrativa nel disegno costituzionale. In particolare, l’autore si sofferma sulla questione del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni riemersa a seguito della riforma del titolo V della Costituzione. In tale prospettiva di indagine – quanto al versante verticale della sussidiarietà - la verifica di compatibilità costituzionale tocca il nuovo sistema della previdenza complementare, delineato dal legislatore ordinario attraverso il d.lgs. n. 252 del 2005. Nell’analisi dei tratti caratterizzanti della nuova normativa di fonte legale ordinaria statale una complicazione, a giudizio dell’autore, è data dal ribadito carattere volontario della previdenza complementare che viene declinato in un eccentrico riscontro della libertà di adesione individuale. L’analisi si sposta poi sul versante dell’individuazione del differente grado di incidenza dei limiti costituzionali alla competenza concorrente regionale nel campo della previdenza complementare: il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni; il divieto di ostacolare la libera circolazione delle persone tra le Regioni; i peculiari limiti imposti alle norme di carattere tributario e commerciale che concorrono a regolare la previdenza complementare. Si giunge poi al riscontro del limite più penetrante dato dalla riserva di determinazione dei «principi fondamentali» da parte dello Stato. A questo punto la ricerca si concentra sull’analisi del problematico ruolo attribuito alle regioni nella legge delega e nella successiva legislazione delegata dettata dal d.lgs. n. 252 del 2005, ponendo in luce possibili pregiudizi delle competenze legislative regionali in materia. Infine l’autore rivolge l’indagine alla declinazione orizzontale della sussidiarietà nella nuova normativa sulla previdenza complementare e analizza il rapporto che si realizza tra privato-privato collettivo, in particolare in ordine alla problematica questione della «portabilità» della contribuzione versata dal datore di lavoro e del t.f.r. alla forma pensionistica collettiva, di cui propone una sua lettura.
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