Nel contributo viene ribadito il ruolo svolto dalle traduzioni filosofico-teologiche greco-latine medievali, nello sviluppo e arricchimento del pensiero medievale così come del suo lessico. Attraverso lo studio della genesi e della diffusione dei termini 'cognitivus' e 'cognoscitivus', il contributo intende sottolineare la confluenza nel pensiero medievale di due grandi tradizioni psicologiche, quella greca classica e quella patristica cristiana, che include quella giudaico-biblica. In questo quadro, alcune opere antropologiche di Nemesio di Emesa, Gregorio di Nissa e Giovanni Damasceno, tradotte in latino tra il IX e il XII secolo, danno vita ad una antropologia a carattere teologico. L’interpretazione che si vuole dare nel contributo tende a sottolineare la nascita di un nuovo modello psicologico che spezza le classiche precedenti partizioni delle facoltà dell’anima: quella platonica in irascibile, concupiscibile e razionale, e quella aristotelica in vegetativa, sensitiva e razionale. Sembra quindi di poter affermare l’esistenza nei Padri greci, così come nei medievali che li seguono (Bonaventura, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino) di un nuovo modello antropologico che si basa sulla bipartizione tra facoltà 'cognitivae' da un lato, e facoltà 'appetitivae sive affectivae' dall’altro. In modo tale che all’interno di ciascuna di queste partizioni si trovano di volta in volta riproposte le facoltà dell’anima razionali e irrazionali, corporee e spirituali, secondo uno schema che ricompone l’iniziale frattura, verso una nuova unità dell’uomo, sia nella sua parte corporea (la biblica ‘carne’), che nella sua parte spirituale.

Traduzioni e neologismi medievali per un’antropologia teologica: “cognitivus” e “cognoscitivus”,

SPINOSA, Giacinta Anna
2012

Abstract

Nel contributo viene ribadito il ruolo svolto dalle traduzioni filosofico-teologiche greco-latine medievali, nello sviluppo e arricchimento del pensiero medievale così come del suo lessico. Attraverso lo studio della genesi e della diffusione dei termini 'cognitivus' e 'cognoscitivus', il contributo intende sottolineare la confluenza nel pensiero medievale di due grandi tradizioni psicologiche, quella greca classica e quella patristica cristiana, che include quella giudaico-biblica. In questo quadro, alcune opere antropologiche di Nemesio di Emesa, Gregorio di Nissa e Giovanni Damasceno, tradotte in latino tra il IX e il XII secolo, danno vita ad una antropologia a carattere teologico. L’interpretazione che si vuole dare nel contributo tende a sottolineare la nascita di un nuovo modello psicologico che spezza le classiche precedenti partizioni delle facoltà dell’anima: quella platonica in irascibile, concupiscibile e razionale, e quella aristotelica in vegetativa, sensitiva e razionale. Sembra quindi di poter affermare l’esistenza nei Padri greci, così come nei medievali che li seguono (Bonaventura, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino) di un nuovo modello antropologico che si basa sulla bipartizione tra facoltà 'cognitivae' da un lato, e facoltà 'appetitivae sive affectivae' dall’altro. In modo tale che all’interno di ciascuna di queste partizioni si trovano di volta in volta riproposte le facoltà dell’anima razionali e irrazionali, corporee e spirituali, secondo uno schema che ricompone l’iniziale frattura, verso una nuova unità dell’uomo, sia nella sua parte corporea (la biblica ‘carne’), che nella sua parte spirituale.
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