Negli anni della ricostruzione, l'impiego dell'acciaio in Italia, con particolare riferimento al settore delle costruzioni, ha avuto avvii lenti e contrastati. Ad esclusione di alcuni settori specialistici, l'applicazione di ossature in acciaio, dalla seconda guerra mondiale fino al termine degli anni cinquanta, è limitata a una serie di opere realizzate a carattere di prototipo, significative per il loro apporto pionieristico ma insufficienti a dar vita a un mercato capace di affiancarsi in forma competitiva a quello tradizionale delle costruzioni in ce¬mento armato e muratura. E’ soltanto a cominciare dagli anni ’60 che, grazie anche al processo di rinnovamento che subisce il linguaggio architettonico in Italia, si sviluppa una maggiore coscienza delle qualità intrinseche dell'acciaio. Questi cambiamenti si traducono in una serie di importanti realizzazioni, opere significative a firma di progettisti affermati, che riguardano vari tipi edilizi, dai luoghi di lavoro, agli edifici per il commercio, ai complessi residenziali. In queste architetture, se da un lato è forte il riferimento al linguaggio internazionale, come accade in prevalenza nell’edilizia per uffici fortemente indirizzata sullo studio del curtain-wall, dall’altro il tentativo di portare avanti una linea tutta italiana, caratterizzata dalla tendenza ad esaltare le peculiarità dello scheletro strutturale, si manifesta in opere - come la Rinascente di Albini ed Helg e l’Orur - Cus di Mandolesi a Roma, e l’insediamento CECA a Piombino di Gorio, Grisotti, Mandolesi e Petrignani - nelle quali si ha un impiego singolare dell'acciaio, risultato di un equilibrato processo di sintesi tra aspetto tecnico e linguaggio formale. La memoria proposta intende evidenziare gli aspetti significativi della vicenda della costruzione metallica, negli anni centrali del boom economico, affiancata dall’analisi di opere rappresentative.

Architettura e acciaio in Italia negli anni Sessanta

ZORDAN, Marcello
2005

Abstract

Negli anni della ricostruzione, l'impiego dell'acciaio in Italia, con particolare riferimento al settore delle costruzioni, ha avuto avvii lenti e contrastati. Ad esclusione di alcuni settori specialistici, l'applicazione di ossature in acciaio, dalla seconda guerra mondiale fino al termine degli anni cinquanta, è limitata a una serie di opere realizzate a carattere di prototipo, significative per il loro apporto pionieristico ma insufficienti a dar vita a un mercato capace di affiancarsi in forma competitiva a quello tradizionale delle costruzioni in ce¬mento armato e muratura. E’ soltanto a cominciare dagli anni ’60 che, grazie anche al processo di rinnovamento che subisce il linguaggio architettonico in Italia, si sviluppa una maggiore coscienza delle qualità intrinseche dell'acciaio. Questi cambiamenti si traducono in una serie di importanti realizzazioni, opere significative a firma di progettisti affermati, che riguardano vari tipi edilizi, dai luoghi di lavoro, agli edifici per il commercio, ai complessi residenziali. In queste architetture, se da un lato è forte il riferimento al linguaggio internazionale, come accade in prevalenza nell’edilizia per uffici fortemente indirizzata sullo studio del curtain-wall, dall’altro il tentativo di portare avanti una linea tutta italiana, caratterizzata dalla tendenza ad esaltare le peculiarità dello scheletro strutturale, si manifesta in opere - come la Rinascente di Albini ed Helg e l’Orur - Cus di Mandolesi a Roma, e l’insediamento CECA a Piombino di Gorio, Grisotti, Mandolesi e Petrignani - nelle quali si ha un impiego singolare dell'acciaio, risultato di un equilibrato processo di sintesi tra aspetto tecnico e linguaggio formale. La memoria proposta intende evidenziare gli aspetti significativi della vicenda della costruzione metallica, negli anni centrali del boom economico, affiancata dall’analisi di opere rappresentative.
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