Le origini degli involucri trasparenti in acciaio e vetro vanno ricercate tra la fine del Settecento e l’Ottocento quando, parallelamente all’evoluzione che investe il mondo del lavoro ed il sistema di produzione, cambiano le tecnologie dei materiali ed i procedimenti costruttivi. Il comparto dell’edilizia, influenzato dalle nuove scoperte, sperimenta la tecnologia del vetro e del ferro e, progressivamente, avvia quel processo di revisione dei principi su cui si era basata la costruzione dell’architettura e della città classica. Si passa, quindi, all’ipotesi di involucri nei quali la leggerezza e la trasparenza dei materiali componenti assumono un ruolo fondamentale sia per le scelte tecnologiche che per quelle figurative. A questa impostazione costruttiva appartengono molte delle sperimentazioni avviate nell’ambito del dibattito dell’architettura che si sviluppa nei primi anni del XX secolo. Il tentativo è di smaterializzare ciò che fino ad allora aveva impedito l’integrazione tra spazio interno e spazio esterno. E’ poi intorno agli anni settanta che, per via della crisi petrolifera, il problema energetico diviene di primaria importanza e induce l’abbandono di tecnologie che causano forti dispersioni di energia. In particolar modo l’acciaio ed il vetro sicuramente sconvenienti. Da queste difficoltà prendono avvio nuove sperimentazioni finalizzate alla diffusione di sistemi capaci di catturare attraverso il vetro l’energia solare. La crisi energetica insieme allo sviluppo delle tecnologie elettroniche ed informatiche determina effettivamente una rottura con il passato. Queste problematiche arrivano fino ai nostri giorni, in cui la diffusa informatizzazione influenza i processi produttivi. Una complessità tecnologica che, oggi più che mai, ha ricadute sulla figuratività e concezione architettonica degli involucri anche attraverso l’uso dei nuovi materiali come il titanio, il teflon, i vetri serigrafati, pixati e fotovoltaici. Il vetro, in alcune sperimentazioni, perde spesso il carattere di parete trasparente per assumere sempre più l’idea di schermo. Brise - soleil metallici, diaframmi fotosensibili, cristalli liquidi ed immagini video, animano gli involucri di alcuni edifici contemporanei, trasformando il concetto di trasparenza e opacità in architettura, nella capacità di quest’ultima di divenire veicolo d’immagine e d’informazione. In particolare si vuole indagare come gli involucri basati sul procedimento costruttivo che combina l’acciaio con il vetro abbiano, in alcuni casi di studio, caratterizzato sperimentazioni significative del vasto panorama dell’architettura contemporanea con particolare riferimento agli aspetti di trasparenza e opacità che la superficie vetrata può assumere.

Involucri in acciaio e vetro: trasparenza e opacità

ZORDAN, Marcello
2003

Abstract

Le origini degli involucri trasparenti in acciaio e vetro vanno ricercate tra la fine del Settecento e l’Ottocento quando, parallelamente all’evoluzione che investe il mondo del lavoro ed il sistema di produzione, cambiano le tecnologie dei materiali ed i procedimenti costruttivi. Il comparto dell’edilizia, influenzato dalle nuove scoperte, sperimenta la tecnologia del vetro e del ferro e, progressivamente, avvia quel processo di revisione dei principi su cui si era basata la costruzione dell’architettura e della città classica. Si passa, quindi, all’ipotesi di involucri nei quali la leggerezza e la trasparenza dei materiali componenti assumono un ruolo fondamentale sia per le scelte tecnologiche che per quelle figurative. A questa impostazione costruttiva appartengono molte delle sperimentazioni avviate nell’ambito del dibattito dell’architettura che si sviluppa nei primi anni del XX secolo. Il tentativo è di smaterializzare ciò che fino ad allora aveva impedito l’integrazione tra spazio interno e spazio esterno. E’ poi intorno agli anni settanta che, per via della crisi petrolifera, il problema energetico diviene di primaria importanza e induce l’abbandono di tecnologie che causano forti dispersioni di energia. In particolar modo l’acciaio ed il vetro sicuramente sconvenienti. Da queste difficoltà prendono avvio nuove sperimentazioni finalizzate alla diffusione di sistemi capaci di catturare attraverso il vetro l’energia solare. La crisi energetica insieme allo sviluppo delle tecnologie elettroniche ed informatiche determina effettivamente una rottura con il passato. Queste problematiche arrivano fino ai nostri giorni, in cui la diffusa informatizzazione influenza i processi produttivi. Una complessità tecnologica che, oggi più che mai, ha ricadute sulla figuratività e concezione architettonica degli involucri anche attraverso l’uso dei nuovi materiali come il titanio, il teflon, i vetri serigrafati, pixati e fotovoltaici. Il vetro, in alcune sperimentazioni, perde spesso il carattere di parete trasparente per assumere sempre più l’idea di schermo. Brise - soleil metallici, diaframmi fotosensibili, cristalli liquidi ed immagini video, animano gli involucri di alcuni edifici contemporanei, trasformando il concetto di trasparenza e opacità in architettura, nella capacità di quest’ultima di divenire veicolo d’immagine e d’informazione. In particolare si vuole indagare come gli involucri basati sul procedimento costruttivo che combina l’acciaio con il vetro abbiano, in alcuni casi di studio, caratterizzato sperimentazioni significative del vasto panorama dell’architettura contemporanea con particolare riferimento agli aspetti di trasparenza e opacità che la superficie vetrata può assumere.
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