Tradizione della rottura o rottura della tradizione? Facendo proprio questo interrogativo, Profilo del dada ripercorre l'itinerario che il più radicale movimento della avanguardie storiche tracciò da New York, Barcellona, Zurigo, a Hannover, Berlino, Colonia e Parigi. La ricerca di Valerio Magrelli ricostruisce la parabola di questa avventura letteraria e artistica, per soffermarsi sulla stagione francese. Tra cronaca e teoria, il testo mette in luce il modo in cui, intorno al primo conflitto mondiale, un piccolo gruppo di intellettuali procedette alla riconfigurazione dell'oggetto estetico. La loro rivolta, ironica e nichilista, continua ad apparire ancora oggi il punto più estremo e paradigmatico dello sperimentalismo moderno, e lascia aperta quella stessa domanda già sollevata quarant'anni fa: “Did dada die”? Sostituendo il gesto al manufatto, trasformando la vocazione in provocazione, spostando l’accento dall'opera all'operazione, Dada non poteva sopravvivere che affidandosi a un processo di continua autocancellazione. Per questo la sua lezione resta insuperata, e spiega l’affermazione di George Steiner, secondo cui "sembra ormai probabile che tutta la corrente modernista, fino al giorno d'oggi, alla minimal art e allo happening, ai freaks e alla musica aleatoria, costituisca una semplice nota a piè di pagina, spesso mediocre e di seconda mano, al Dada".

Profilo del dada

MAGRELLI, Valerio
2006

Abstract

Tradizione della rottura o rottura della tradizione? Facendo proprio questo interrogativo, Profilo del dada ripercorre l'itinerario che il più radicale movimento della avanguardie storiche tracciò da New York, Barcellona, Zurigo, a Hannover, Berlino, Colonia e Parigi. La ricerca di Valerio Magrelli ricostruisce la parabola di questa avventura letteraria e artistica, per soffermarsi sulla stagione francese. Tra cronaca e teoria, il testo mette in luce il modo in cui, intorno al primo conflitto mondiale, un piccolo gruppo di intellettuali procedette alla riconfigurazione dell'oggetto estetico. La loro rivolta, ironica e nichilista, continua ad apparire ancora oggi il punto più estremo e paradigmatico dello sperimentalismo moderno, e lascia aperta quella stessa domanda già sollevata quarant'anni fa: “Did dada die”? Sostituendo il gesto al manufatto, trasformando la vocazione in provocazione, spostando l’accento dall'opera all'operazione, Dada non poteva sopravvivere che affidandosi a un processo di continua autocancellazione. Per questo la sua lezione resta insuperata, e spiega l’affermazione di George Steiner, secondo cui "sembra ormai probabile che tutta la corrente modernista, fino al giorno d'oggi, alla minimal art e allo happening, ai freaks e alla musica aleatoria, costituisca una semplice nota a piè di pagina, spesso mediocre e di seconda mano, al Dada".
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