L’evoluzione della criminalità organizzata in Italia nell’ultimo secolo è stata iperbolica, favorita anche dallo sviluppo tecnologico e dalla globalizzazione delle merci, che ha segnato il passaggio da un tipo di commercio “alternativo” (contrabbando, organizzazione dei mercati ortofrutticoli ecc.) ad un’imprenditorialità di stampo manageriale e finance oriented. L’invasione via via graduale che ha operato la camorra di territori sempre più vasti dell’attività pubblica e di settori sempre più importanti della sfera economica, che si evidenzia in termini di estensione, di potere coercitivo e di delegittimazione, è stata favorita con ogni probabilità dalla compliance a vari livelli, che Amato Lamberti individua, tra l’altro, nei termini di facilitazioni ambientali e culturali. Le facilitazioni ambientali allignano in quelle aree, perlopiù marginali dal punto di vista urbanistico, che veicolano fenomeni di disgregazione sociale quali quelli creati dalla povertà incredibile delle infrastrutture, dal degrado delle strutture scolastiche e ricreative, dalla carenza dei servizi pubblici. A queste condizioni, il lumpenproletariat risponde con meccanismi omeostatici di sopravvivenza “interna”: un proprio ufficio di collocamento, meccanismi propri di mantenimento dell’ordine, un proprio sistema valoriale di riferimento. Questa considerazione veicola automaticamente al secondo tipo di “facilitazione”, quella culturale, la quale ha permesso che tale fenomeno attecchisse e si sviluppasse senza soluzione di continuità nello spazio e nel tempo, creando un sentimento comune di convivenza pacifica e tollerante a tutti i livelli sociali, con l’accettazione più o meno inconscia di forme di piccola illegalità diffusa e incruenta, forme che nondimeno creano un humus favorevole all’espandersi a macchia d’olio del fenomeno: mi riferisco alle pratiche diffusissime del contrabbando di sigarette, della pirateria video-musicale, dei parcheggi abusivi e così via. Il libro si struttura in quattro parti fondamentali: nella prima, dopo aver presentato la metodologia e le ipotesi di partenza della ricerca, si introducono l’ambiente in cui si svolge il lavoro empirico e i dati socio-anagrafici relativi ai detenuti intervistati. In seguito, si presentano i riferimenti teorici che fanno da sfondo all’intero studio e che costituiscono l’angolo di visuale e il presupposto epistemologico attraverso cui si svolge l’analisi empirica effettuata sul campo. In particolare, si fa specifico riferimento ai contributi del gruppo, piuttosto eterogeneo, dei cosiddetti neochicagoans e i loro studi sulla carriera deviante e sulle scelte di vita ad essa connesse. Nella seconda parte, si affronta il problema della criminalità organizzata a Napoli, partendo dall’humus di coltura in cui attecchisce, presentando alcuni dati statistici e proponendo un excursus storico dalla nascita della camorra fino ai giorni nostri, secondo un approccio storico-idiografico, indispensabile per qualsiasi studio della presente problematica sociale che aneli all’obiettivo di un’analisi articolata e al tempo stesso organica. La terza parte presenta l’analisi delle interviste effettuate nella ricerca, e in particolare si sofferma sulle tematiche dei rapporti degli uomini di camorra con la loro famiglia, delle scelte relative al sacro e delle carriere devianti, anche attraverso l’esposizione di quattro storie di vita che costituiscono, a mio avviso, un elemento euristico fondamentale per una comprensione sistemica e sinottica dell’intero lavoro teorico-empirico. Nella quarte parte, si propongono le conclusioni della ricerca, che spaziano dal versante dei codici a quello della costruzione dell’identità deviante. L’ultimo paragrafo è dedicato alla prevenzione possibile, attraverso l’indicazione di alcuni progetti di eccellenza implementati nei territori interessati dal fenomeno camorrista, che costituiscono uno dei punti di partenza per una politica sociale a largo raggio che si basi soprattutto su progettualità legate ad un’efficace opera di prevenzione primaria. L’appendice consta dei riferimenti storici, più volte citati nel corso dello studio, il cui reperimento si è rivelato talvolta arduo e impegnativo, e della nota metodologica che contiene, oltre alla traccia di intervista, i grafici, che visualizzano alcune tendenze interessanti mostrate dal campione, e alcune tabelle di analisi lessicometrica delle risposte fornite. La bibliografia proposta è stata suddivisa, per facilitarne la lettura e l’approccio, in una parte generale, che contiene soprattutto riferimenti legati alla sociologia generale e della devianza, e in una parte specifica sulla città di Napoli e sulle organizzazioni criminali.

Uomini di camorra. La costruzione sociale dell'identità deviante

ESPOSITO, Maurizio
2004

Abstract

L’evoluzione della criminalità organizzata in Italia nell’ultimo secolo è stata iperbolica, favorita anche dallo sviluppo tecnologico e dalla globalizzazione delle merci, che ha segnato il passaggio da un tipo di commercio “alternativo” (contrabbando, organizzazione dei mercati ortofrutticoli ecc.) ad un’imprenditorialità di stampo manageriale e finance oriented. L’invasione via via graduale che ha operato la camorra di territori sempre più vasti dell’attività pubblica e di settori sempre più importanti della sfera economica, che si evidenzia in termini di estensione, di potere coercitivo e di delegittimazione, è stata favorita con ogni probabilità dalla compliance a vari livelli, che Amato Lamberti individua, tra l’altro, nei termini di facilitazioni ambientali e culturali. Le facilitazioni ambientali allignano in quelle aree, perlopiù marginali dal punto di vista urbanistico, che veicolano fenomeni di disgregazione sociale quali quelli creati dalla povertà incredibile delle infrastrutture, dal degrado delle strutture scolastiche e ricreative, dalla carenza dei servizi pubblici. A queste condizioni, il lumpenproletariat risponde con meccanismi omeostatici di sopravvivenza “interna”: un proprio ufficio di collocamento, meccanismi propri di mantenimento dell’ordine, un proprio sistema valoriale di riferimento. Questa considerazione veicola automaticamente al secondo tipo di “facilitazione”, quella culturale, la quale ha permesso che tale fenomeno attecchisse e si sviluppasse senza soluzione di continuità nello spazio e nel tempo, creando un sentimento comune di convivenza pacifica e tollerante a tutti i livelli sociali, con l’accettazione più o meno inconscia di forme di piccola illegalità diffusa e incruenta, forme che nondimeno creano un humus favorevole all’espandersi a macchia d’olio del fenomeno: mi riferisco alle pratiche diffusissime del contrabbando di sigarette, della pirateria video-musicale, dei parcheggi abusivi e così via. Il libro si struttura in quattro parti fondamentali: nella prima, dopo aver presentato la metodologia e le ipotesi di partenza della ricerca, si introducono l’ambiente in cui si svolge il lavoro empirico e i dati socio-anagrafici relativi ai detenuti intervistati. In seguito, si presentano i riferimenti teorici che fanno da sfondo all’intero studio e che costituiscono l’angolo di visuale e il presupposto epistemologico attraverso cui si svolge l’analisi empirica effettuata sul campo. In particolare, si fa specifico riferimento ai contributi del gruppo, piuttosto eterogeneo, dei cosiddetti neochicagoans e i loro studi sulla carriera deviante e sulle scelte di vita ad essa connesse. Nella seconda parte, si affronta il problema della criminalità organizzata a Napoli, partendo dall’humus di coltura in cui attecchisce, presentando alcuni dati statistici e proponendo un excursus storico dalla nascita della camorra fino ai giorni nostri, secondo un approccio storico-idiografico, indispensabile per qualsiasi studio della presente problematica sociale che aneli all’obiettivo di un’analisi articolata e al tempo stesso organica. La terza parte presenta l’analisi delle interviste effettuate nella ricerca, e in particolare si sofferma sulle tematiche dei rapporti degli uomini di camorra con la loro famiglia, delle scelte relative al sacro e delle carriere devianti, anche attraverso l’esposizione di quattro storie di vita che costituiscono, a mio avviso, un elemento euristico fondamentale per una comprensione sistemica e sinottica dell’intero lavoro teorico-empirico. Nella quarte parte, si propongono le conclusioni della ricerca, che spaziano dal versante dei codici a quello della costruzione dell’identità deviante. L’ultimo paragrafo è dedicato alla prevenzione possibile, attraverso l’indicazione di alcuni progetti di eccellenza implementati nei territori interessati dal fenomeno camorrista, che costituiscono uno dei punti di partenza per una politica sociale a largo raggio che si basi soprattutto su progettualità legate ad un’efficace opera di prevenzione primaria. L’appendice consta dei riferimenti storici, più volte citati nel corso dello studio, il cui reperimento si è rivelato talvolta arduo e impegnativo, e della nota metodologica che contiene, oltre alla traccia di intervista, i grafici, che visualizzano alcune tendenze interessanti mostrate dal campione, e alcune tabelle di analisi lessicometrica delle risposte fornite. La bibliografia proposta è stata suddivisa, per facilitarne la lettura e l’approccio, in una parte generale, che contiene soprattutto riferimenti legati alla sociologia generale e della devianza, e in una parte specifica sulla città di Napoli e sulle organizzazioni criminali.
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