Il volume, pubblicato con un contributo CNR, nasce dalla rielaborazione della tesi di laurea. La domanda di ricerca indaga i motivi della grande diffusione e della penetrazione profonda ed estesa di un prodotto culturale – la canzone napoletana fine-ottocentesca – in assenza di mezzi tecnici di riproduzione e trasmissione del suono e grazie a un unico medium: la stampa. L’ipotesi è che il fenomeno sia stato sostenuto da un sistema produttivo di imprese editoriali, in sinergia con la stampa di informazione e con le organizzazioni dello spettacolo dal vivo, in un sistema di industria culturale. Il lavoro è una sorta di “archeologia industriale” dell’immateriale, basata su ricerche d’archivio; in particolare: Archivio Ricordi – Milano; Fondo De Mura – Napoli; Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Maiella – Napoli. Nel definire la canzone napoletana classica come un fenomeno di industria culturale, la ricerca mette in primo piano le alleanze strategiche fra i diversi settori di produzione culturale, fra produzione culturale e segmenti economico-produttivi come il commercio e il turismo e la capacità dei comparti di produzione culturale di innervarsi nelle culture, nelle reti sociali, nei rituali mondani, nelle ordinarie interazioni comunicative quotidiane. In tal modo, il carattere sistemico dell’industria culturale, già messo in evidenza nella nozione fondata da Horkheimer e Adorno nel 1947, trova il suo collante nella dimensione economica, produttiva e comunicativa del territorio: nell’insieme dei rapporti sociali e di vita, nelle culture e tradizioni, nei flussi comunicativi, nella comunicazione sociale.

Osolemio. La canzone napoletana 1880/1914,

STAZIO, Marialuisa
1991

Abstract

Il volume, pubblicato con un contributo CNR, nasce dalla rielaborazione della tesi di laurea. La domanda di ricerca indaga i motivi della grande diffusione e della penetrazione profonda ed estesa di un prodotto culturale – la canzone napoletana fine-ottocentesca – in assenza di mezzi tecnici di riproduzione e trasmissione del suono e grazie a un unico medium: la stampa. L’ipotesi è che il fenomeno sia stato sostenuto da un sistema produttivo di imprese editoriali, in sinergia con la stampa di informazione e con le organizzazioni dello spettacolo dal vivo, in un sistema di industria culturale. Il lavoro è una sorta di “archeologia industriale” dell’immateriale, basata su ricerche d’archivio; in particolare: Archivio Ricordi – Milano; Fondo De Mura – Napoli; Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Maiella – Napoli. Nel definire la canzone napoletana classica come un fenomeno di industria culturale, la ricerca mette in primo piano le alleanze strategiche fra i diversi settori di produzione culturale, fra produzione culturale e segmenti economico-produttivi come il commercio e il turismo e la capacità dei comparti di produzione culturale di innervarsi nelle culture, nelle reti sociali, nei rituali mondani, nelle ordinarie interazioni comunicative quotidiane. In tal modo, il carattere sistemico dell’industria culturale, già messo in evidenza nella nozione fondata da Horkheimer e Adorno nel 1947, trova il suo collante nella dimensione economica, produttiva e comunicativa del territorio: nell’insieme dei rapporti sociali e di vita, nelle culture e tradizioni, nei flussi comunicativi, nella comunicazione sociale.
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