Nelle pagine finali di 'Wise Blood', il primo romanzo di Flannery O'Connor, si produce una stridente incongruità fra nichilismo blasfemo e mimesi del calvario di Cristo. Una nuova lettura del romanzo, e dell’intera produzione narrativa di questa anticonformistica scrittrice americana, ratifica una volontà di ritorno alla peculiarità originaria, cioè veterotestamentaria, del “legame con il divino”. Un ritorno alle origini Scritturali che il costante ricorso alla violenza non fa che avvalorare: è la stessa violenza, inflitta agli altri o su se stessi, che si incontra nelle pagine dell’Antico Testamento.

“Il sapore del Vecchio Testamento: 'Wise Blood' di Flannery O’Connor"

PIRE', Luciana
2014

Abstract

Nelle pagine finali di 'Wise Blood', il primo romanzo di Flannery O'Connor, si produce una stridente incongruità fra nichilismo blasfemo e mimesi del calvario di Cristo. Una nuova lettura del romanzo, e dell’intera produzione narrativa di questa anticonformistica scrittrice americana, ratifica una volontà di ritorno alla peculiarità originaria, cioè veterotestamentaria, del “legame con il divino”. Un ritorno alle origini Scritturali che il costante ricorso alla violenza non fa che avvalorare: è la stessa violenza, inflitta agli altri o su se stessi, che si incontra nelle pagine dell’Antico Testamento.
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