In origine considerate in termini di eccezionalità o quanto meno di specialità, le tre forme di lavoro oggetto dello studio vengono, secondo l’autore, progressivamente ad assumere un ruolo stabile nel sistema del diritto del lavoro e al contempo possono fungere da chiave di decodificazione dei nuovi equilibri che si delineano al suo interno. L’analisi si incentra dapprima sul lavoro coordinato ed è condotta partendo dalle collaborazioni coordinate e continuative, anche sotto il profilo della rappresentanza sindacale di tali forme di lavoro. Si passa poi all’analisi della loro disciplina nel settore del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, dotato di una sua peculiare disciplina, analizzata anche attraverso i percorsi della giurisprudenza costituzionale. L’analisi si incentra poi sulla figura del lavoro a progetto, partendo dal problematico inquadramento della fattispecie alla stregua di un “tertium genus” tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. In particolare l’autore si sofferma sulla “dote” che l’art. 409 c.p.c. porta alla nuova fattispecie per poi passare ad analizzare le caratteristiche del progetto o programma di lavoro. L’obbligazione del collaboratore è configurabile, secondo l’autore, quale obbligazione (anche) di mezzi, che emerge dal rilievo della continuità della collaborazione e da altri riscontri normativi. L’autore analizza poi le modifiche apportate dalla legge n. 92 del 2012 all’istituto del lavoro a progetto, il cui utilizzo viene circoscritto entro limiti più definiti e stringenti rispetto a quanto previsto nella normativa originaria del 2003. Il “giro di vite” viene realizzato attraverso l’eliminazione degli elementi alternativi del “programma o della fase di esso”, nonché mediante una più circoscritta definizione di “progetto”, anche attraverso un sistema di presunzioni legali. Si passa poi agli obblighi delle parti nel corso del rapporto con un costante riferimento all’integrazione della normativa legale ad opera della contrattazione collettiva. In tale ambito le novità apportate dalla legge n. 92 del 2012 sono volte a incrementare il tasso di tutela riconosciuta ai lavoratori a progetti “genuini”, nella prospettiva di ridurre il gap che li separa dai lavoratori subordinati. In tale prospettiva si possono leggere, da un lato, le modifiche introdotte in relazione al recesso dal rapporto di lavoro a progetto, e, dall’altro, le nuove disposizioni, che riconoscono al lavoratore a progetto la garanzia di un compenso minimo, parametrato sulla falsariga di quanto riconosciuto al lavoratore subordinato. Particolare attenzione è dedicata poi alla fase patologica del rapporto di lavoro a progetto, in relazione alla delicata questione delle conseguenze derivanti dalla mancanza del progetto. Inoltre particolare attenzione viene dedicata all’apparato sanzionatorio e alle modifiche introdotte in merito dalla legge n. 92 del 2012, che, in particolare, con norma di interpretazione autentica, attribuisce il valore di presunzione assoluta all’ipotesi della mancata individuazione di uno specifico progetto, che viene ora univocamente a determinare la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L’autore a riguardo propone una lettura per cui la mancanza del progetto vale, con presunzione iure et de iure, a provare l’esistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, in quanto la prestazione non potrebbe in quel caso che risultare eterodiretta. Infine, l’indagine si rivolge alle nuove norme introdotte sempre dalla legge n. 92 del 2012 in funzione antielusiva sul contratto di opera professionale, tese a stanare il “falso” lavoro autonomo. Nella seconda parte l’analisi si rivolge al lavoro associato, e, in questo ambito, in primis al lavoro del socio di cooperativa, dove l’autore si sofferma sulle diverse forme di lavoro di scambio deducibili nel contratto, anche con riguardo al rapporto tra questa normativa e quella sul lavoro a progetto. L’indagine si sposta poi sulla disciplina in concreto applicabile al rapporto secondo le disposizioni speciali e la clausola di “compatibilità” con la posizione del socio lavoratore rispetto alla normativa generale sui contratti di lavoro. Particolare attenzione è dedicata poi al trattamento economico spettante al socio lavoratore. L’analisi si incentra poi sulla delicata questione dell’estinzione del rapporto. In particolare, l’autore si sofferma sulla vieta, ma ancora controversa problematica della competenza giurisdizionale, ovvero del rito applicabile alle controversie del socio lavoratore, riemersa a seguito del nuovo intervento del legislatore del 2003. L’autore propone una lettura tendente ad attribuire al giudice ordinario civile la competenza in tutti i casi di contemporanea estinzione dei due rapporti, lasciando al giudice del lavoro la competenza soltanto per i casi in cui la controversia riguardi diritti derivanti dal rapporto di lavoro autonomamente considerato. Infine, l’analisi si rivolge al contratto di associazione in partecipazione, partendo dall’indagine sui criteri volti a differenziare la fattispecie da quella del contratto di lavoro subordinato. Il tema, non nuovo, che anche in passato ha interessato la dottrina, trova nuovi spunti di interesse nel recente intervento del legislatore nel 2012, attraverso la legge n. 92 del 2012, che ha modificato anche la normativa sul lavoro a progetto. L’autore propone in particolare una lettura critica delle nuove norme, alcune apprezzabili nella direzione di una corretta definizione della fattispecie, mentre altre, al contempo, paiono ridurre eccessivamente la possibilità di instaurare legittimi rapporti di associazione in partecipazione con apporto di attività lavorativa da parte dell’associato, e fanno emergere, peraltro, seri dubbi sulla loro legittimità costituzionale.

La nuova disciplina del lavoro autonomo e associato. Il lavoro coordinato e a progetto, il lavoro del socio di cooperativa, l’associazione in partecipazione dopo la “riforma Fornero”

PASSALACQUA, Pasquale
2012

Abstract

In origine considerate in termini di eccezionalità o quanto meno di specialità, le tre forme di lavoro oggetto dello studio vengono, secondo l’autore, progressivamente ad assumere un ruolo stabile nel sistema del diritto del lavoro e al contempo possono fungere da chiave di decodificazione dei nuovi equilibri che si delineano al suo interno. L’analisi si incentra dapprima sul lavoro coordinato ed è condotta partendo dalle collaborazioni coordinate e continuative, anche sotto il profilo della rappresentanza sindacale di tali forme di lavoro. Si passa poi all’analisi della loro disciplina nel settore del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, dotato di una sua peculiare disciplina, analizzata anche attraverso i percorsi della giurisprudenza costituzionale. L’analisi si incentra poi sulla figura del lavoro a progetto, partendo dal problematico inquadramento della fattispecie alla stregua di un “tertium genus” tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. In particolare l’autore si sofferma sulla “dote” che l’art. 409 c.p.c. porta alla nuova fattispecie per poi passare ad analizzare le caratteristiche del progetto o programma di lavoro. L’obbligazione del collaboratore è configurabile, secondo l’autore, quale obbligazione (anche) di mezzi, che emerge dal rilievo della continuità della collaborazione e da altri riscontri normativi. L’autore analizza poi le modifiche apportate dalla legge n. 92 del 2012 all’istituto del lavoro a progetto, il cui utilizzo viene circoscritto entro limiti più definiti e stringenti rispetto a quanto previsto nella normativa originaria del 2003. Il “giro di vite” viene realizzato attraverso l’eliminazione degli elementi alternativi del “programma o della fase di esso”, nonché mediante una più circoscritta definizione di “progetto”, anche attraverso un sistema di presunzioni legali. Si passa poi agli obblighi delle parti nel corso del rapporto con un costante riferimento all’integrazione della normativa legale ad opera della contrattazione collettiva. In tale ambito le novità apportate dalla legge n. 92 del 2012 sono volte a incrementare il tasso di tutela riconosciuta ai lavoratori a progetti “genuini”, nella prospettiva di ridurre il gap che li separa dai lavoratori subordinati. In tale prospettiva si possono leggere, da un lato, le modifiche introdotte in relazione al recesso dal rapporto di lavoro a progetto, e, dall’altro, le nuove disposizioni, che riconoscono al lavoratore a progetto la garanzia di un compenso minimo, parametrato sulla falsariga di quanto riconosciuto al lavoratore subordinato. Particolare attenzione è dedicata poi alla fase patologica del rapporto di lavoro a progetto, in relazione alla delicata questione delle conseguenze derivanti dalla mancanza del progetto. Inoltre particolare attenzione viene dedicata all’apparato sanzionatorio e alle modifiche introdotte in merito dalla legge n. 92 del 2012, che, in particolare, con norma di interpretazione autentica, attribuisce il valore di presunzione assoluta all’ipotesi della mancata individuazione di uno specifico progetto, che viene ora univocamente a determinare la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L’autore a riguardo propone una lettura per cui la mancanza del progetto vale, con presunzione iure et de iure, a provare l’esistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, in quanto la prestazione non potrebbe in quel caso che risultare eterodiretta. Infine, l’indagine si rivolge alle nuove norme introdotte sempre dalla legge n. 92 del 2012 in funzione antielusiva sul contratto di opera professionale, tese a stanare il “falso” lavoro autonomo. Nella seconda parte l’analisi si rivolge al lavoro associato, e, in questo ambito, in primis al lavoro del socio di cooperativa, dove l’autore si sofferma sulle diverse forme di lavoro di scambio deducibili nel contratto, anche con riguardo al rapporto tra questa normativa e quella sul lavoro a progetto. L’indagine si sposta poi sulla disciplina in concreto applicabile al rapporto secondo le disposizioni speciali e la clausola di “compatibilità” con la posizione del socio lavoratore rispetto alla normativa generale sui contratti di lavoro. Particolare attenzione è dedicata poi al trattamento economico spettante al socio lavoratore. L’analisi si incentra poi sulla delicata questione dell’estinzione del rapporto. In particolare, l’autore si sofferma sulla vieta, ma ancora controversa problematica della competenza giurisdizionale, ovvero del rito applicabile alle controversie del socio lavoratore, riemersa a seguito del nuovo intervento del legislatore del 2003. L’autore propone una lettura tendente ad attribuire al giudice ordinario civile la competenza in tutti i casi di contemporanea estinzione dei due rapporti, lasciando al giudice del lavoro la competenza soltanto per i casi in cui la controversia riguardi diritti derivanti dal rapporto di lavoro autonomamente considerato. Infine, l’analisi si rivolge al contratto di associazione in partecipazione, partendo dall’indagine sui criteri volti a differenziare la fattispecie da quella del contratto di lavoro subordinato. Il tema, non nuovo, che anche in passato ha interessato la dottrina, trova nuovi spunti di interesse nel recente intervento del legislatore nel 2012, attraverso la legge n. 92 del 2012, che ha modificato anche la normativa sul lavoro a progetto. L’autore propone in particolare una lettura critica delle nuove norme, alcune apprezzabili nella direzione di una corretta definizione della fattispecie, mentre altre, al contempo, paiono ridurre eccessivamente la possibilità di instaurare legittimi rapporti di associazione in partecipazione con apporto di attività lavorativa da parte dell’associato, e fanno emergere, peraltro, seri dubbi sulla loro legittimità costituzionale.
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