Lo scritto si propone di analizzare, in chiave critica, nell’àmbito del più ampio fenomeno dell’accertamento della filiazione, la disciplina relativa alle azioni di contestazione e di reclamo dello status di figlio legittimo, allo scopo di valutarne l’adeguatezza in relazione alle nuove pratiche di procreazione medicalmente assistita (oramai tertium genus di filiazione) previste dalla l. 40/2004. E ciò specie in considerazione del fatto che la certezza della generazione del figlio da parte della moglie, sulla quale implicitamente si fonda la presunzione di paternità, barcolla, per esempio, di fronte al fenomeno del trasferimento di embrione (c.d. maternità surrogata o utero in affitto), che rende possibile alla donna la gestazione e il parto di un figlio geneticamente non suo. Fenomeno quest’ultimo che, regolamentato con differenze profonde negli ordinamenti che ne consentono l’ammissibilità, non potrebbe neppure essere preso in considerazione nel nostro ordinamento, ma che determina problematiche di non poco conto allorquando una vicenda, condotta all’estero in tutti i passaggi, venga sottoposta alla nostra attenzione, in quanto coinvolgente cittadini italiani. In tale prospettiva, dopo un’attenta disamina della giurisprudenza delle corti nazionali, europee ed internazionali in materia, si è tentata una interpretazione in chiave evolutiva della suddetta disciplina rispettosa della personalità del minore e della sua capacità di discernimento.

La contestazione e il reclamo dello status di figlio legittimo

PORCELLI, Maria
2012

Abstract

Lo scritto si propone di analizzare, in chiave critica, nell’àmbito del più ampio fenomeno dell’accertamento della filiazione, la disciplina relativa alle azioni di contestazione e di reclamo dello status di figlio legittimo, allo scopo di valutarne l’adeguatezza in relazione alle nuove pratiche di procreazione medicalmente assistita (oramai tertium genus di filiazione) previste dalla l. 40/2004. E ciò specie in considerazione del fatto che la certezza della generazione del figlio da parte della moglie, sulla quale implicitamente si fonda la presunzione di paternità, barcolla, per esempio, di fronte al fenomeno del trasferimento di embrione (c.d. maternità surrogata o utero in affitto), che rende possibile alla donna la gestazione e il parto di un figlio geneticamente non suo. Fenomeno quest’ultimo che, regolamentato con differenze profonde negli ordinamenti che ne consentono l’ammissibilità, non potrebbe neppure essere preso in considerazione nel nostro ordinamento, ma che determina problematiche di non poco conto allorquando una vicenda, condotta all’estero in tutti i passaggi, venga sottoposta alla nostra attenzione, in quanto coinvolgente cittadini italiani. In tale prospettiva, dopo un’attenta disamina della giurisprudenza delle corti nazionali, europee ed internazionali in materia, si è tentata una interpretazione in chiave evolutiva della suddetta disciplina rispettosa della personalità del minore e della sua capacità di discernimento.
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