Questo lavoro è il risultato di un itinerario di studio che pone al centro del circolo di Gottinga e del realismo fenomenologico la figura di Edith Stein, in qualità di fenomenologa del diritto. Il percorso della ricerca trova ambientazione nell’Istituto di Filosofia del diritto e nelle questioni di fenomenologia giuridica avviate e discusse da Bruno Romano , attraverso la riflessione sulla ‘forma e sulla genesi fenemonologica del diritto’ . In questa prospettiva, la questione del diritto diventa il motivo per ricostruire e confrontare i percorsi del realismo fenomenologico e del formalismo giuridico, entrambi a matrice husserliana, ma con esiti diversi per il fenomeno del diritto. La critica al formalismo giuridico, mediata dal realismo fenomenologico, dimostra che non ci si può accostare alla giuridicità pensata e teorizzata da Stein senza considerare la Realontologie e l’esplicita critica al concetto di Grundnorm, così come lo ricostruisce Husserl nelle Ricerche logiche, ripreso in modo imitativo da Kelsen . E allo stesso tempo la questione della forma del diritto diventa la radice dalla quale muove la critica di Edith Stein al formalismo giuridico attraverso il realismo fenomenologico che valorizza la forma, ma non la sua degradazione in formalismo. In questa prospettiva, i rapporti tra Husserl e Kelsen sono stati più volte provati. Kelsen stesso non può nascondere il suo debito speculativo in direzione di un’estremizzazione del ‘diritto puro’ che trova gli elementi costitutivi anche nel formalismo russo e nel nichilismo giapponese, derivazione e deviazione della lettura delle Ricerche logiche. Si vuole chiarire l’intero percorso dell’opera di Stein che non sarebbe potuto maturare senza l’apporto di A. Reinach e D. von Hildebrand, ma soprattutto senza la critica mediante il realismo fenomenologico alla ‘riduzione’ e alla epoché di Husserl – il cui pericolo nella prassi era percepito dal suo amico e collega di corso T. G. Masaryk (primo presidente cecoslovacco) e da quanti si contrapponevano al concetto di purezza insito nell’idealismo trascendentale. La ricostruzione che si è voluta fare non è di tipo cronologico, è in realtà un’archeologia delle possibilità fenomenologiche che interessano lo studioso del diritto laddove fanno sedimentare e ravvivano costantemente il dialogo con i classici, in una parola si tratta di un percorso storico-teoretico diretto a chiarificare la posizione differenziata di Edith Stein all’interno di un movimento di idee che guardano al diritto, da una parte, come a un mondo naturalisticamente determinato e, dall’altra, come a un procedimento che, pur diversificandosi dalla natura, ne assume il paradigma per formalizzarsi secondo una sistemazione logico-formale . Il lavoro si avvale anche dei legami speculativi tra Stein e Heidegger, che trova la sua ragione negli interessi specifici di Stein all’opera heideggeriana, ma anche nella possibilità che Heidegger ha aperto al realismo fenomenologico attraverso la sua originale interpretazione. Le conclusioni di questo percorso mirano a criticare la condizione del ‘diritto puro’ come diritto purificato dalla inesauribilità dei diritti della persona e avvolto solo in una contingenza segmentaria che diventa avallo e giustificazione di tecnicismo normativo, generato dalla convinzione che le norme non hanno un senso se non quello di un management della società.

L'interpretazione del formalismo giuridico in Edith Stein

AVITABILE, Luisa
2012

Abstract

Questo lavoro è il risultato di un itinerario di studio che pone al centro del circolo di Gottinga e del realismo fenomenologico la figura di Edith Stein, in qualità di fenomenologa del diritto. Il percorso della ricerca trova ambientazione nell’Istituto di Filosofia del diritto e nelle questioni di fenomenologia giuridica avviate e discusse da Bruno Romano , attraverso la riflessione sulla ‘forma e sulla genesi fenemonologica del diritto’ . In questa prospettiva, la questione del diritto diventa il motivo per ricostruire e confrontare i percorsi del realismo fenomenologico e del formalismo giuridico, entrambi a matrice husserliana, ma con esiti diversi per il fenomeno del diritto. La critica al formalismo giuridico, mediata dal realismo fenomenologico, dimostra che non ci si può accostare alla giuridicità pensata e teorizzata da Stein senza considerare la Realontologie e l’esplicita critica al concetto di Grundnorm, così come lo ricostruisce Husserl nelle Ricerche logiche, ripreso in modo imitativo da Kelsen . E allo stesso tempo la questione della forma del diritto diventa la radice dalla quale muove la critica di Edith Stein al formalismo giuridico attraverso il realismo fenomenologico che valorizza la forma, ma non la sua degradazione in formalismo. In questa prospettiva, i rapporti tra Husserl e Kelsen sono stati più volte provati. Kelsen stesso non può nascondere il suo debito speculativo in direzione di un’estremizzazione del ‘diritto puro’ che trova gli elementi costitutivi anche nel formalismo russo e nel nichilismo giapponese, derivazione e deviazione della lettura delle Ricerche logiche. Si vuole chiarire l’intero percorso dell’opera di Stein che non sarebbe potuto maturare senza l’apporto di A. Reinach e D. von Hildebrand, ma soprattutto senza la critica mediante il realismo fenomenologico alla ‘riduzione’ e alla epoché di Husserl – il cui pericolo nella prassi era percepito dal suo amico e collega di corso T. G. Masaryk (primo presidente cecoslovacco) e da quanti si contrapponevano al concetto di purezza insito nell’idealismo trascendentale. La ricostruzione che si è voluta fare non è di tipo cronologico, è in realtà un’archeologia delle possibilità fenomenologiche che interessano lo studioso del diritto laddove fanno sedimentare e ravvivano costantemente il dialogo con i classici, in una parola si tratta di un percorso storico-teoretico diretto a chiarificare la posizione differenziata di Edith Stein all’interno di un movimento di idee che guardano al diritto, da una parte, come a un mondo naturalisticamente determinato e, dall’altra, come a un procedimento che, pur diversificandosi dalla natura, ne assume il paradigma per formalizzarsi secondo una sistemazione logico-formale . Il lavoro si avvale anche dei legami speculativi tra Stein e Heidegger, che trova la sua ragione negli interessi specifici di Stein all’opera heideggeriana, ma anche nella possibilità che Heidegger ha aperto al realismo fenomenologico attraverso la sua originale interpretazione. Le conclusioni di questo percorso mirano a criticare la condizione del ‘diritto puro’ come diritto purificato dalla inesauribilità dei diritti della persona e avvolto solo in una contingenza segmentaria che diventa avallo e giustificazione di tecnicismo normativo, generato dalla convinzione che le norme non hanno un senso se non quello di un management della società.
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