1. Scopo del lavoro: evidenziare gli elementi psicologici essenziali contenuti nella tragedia Zio Vanja di Anton Čechov. 2. La metodologia seguita è una ricerca attenta della personalità dei vari personaggi cercando di coglierne anche le motivazioni inconsce e inoltre tutti gli impulsi e le emozioni subcorticali. 3. Risultati: la conoscenza, o almeno il tentativo di una conoscenza più profonda, non solo dei personaggi principali ma anche quella particolare mentalità del popolo russo presente ancora nello stesso Pasternak, notevolmente diversa dalla mentalità tipicamente occidentale. La tragedia inizia con la presentazione di una vecchia Marina molto affezionata a un personaggio protagonista: il medico Astrov che accenna al suo progressivo cambiamento che lo sta gradualmente portando a divenire (ma non lo diventerà mai) uno dei tanti cadaveri ambulanti che popolano il mondo cechoviano. Egli accenna a un indistinto senso di colpa per gli insuccessi professionali e non dimostra di credere in un miglioramento futuro dell'Umanità (come fa invece Veršinin ne le Tre Sorelle). A questo punto entra Vanja, il cui nome è dato all’intero dramma, ed è figurativamente presentato come un uomo trascurato nel proprio aspetto fisico che rispecchia anche il suo disagio psichico. Egli precisa che il disorientamento regnante nella casa è dovuto alla presenza di una celebrità in pensione: Serebriakov. Entra il professore di cui sopra con la bellissima giovane moglie Elena. Segue una lunga requisitoria di Vanja contro lo scienziato che egli ritiene una nullità che ha saputo presentarsi come un uomo illustre anche conquistando l'amore di una donna giovane e bellissima come Elena che, però, attualmente non prova per il marito né amore né stima. Su questa linea si pone un lungo monologo di Vanja che è tutta una denigrazione di se stesso, che tra l'altro, a quaranta anni si sente vecchio e rimpiange le occasioni di vivere veramente che ha avuto. Lo stato depressivo in cui si trova gli fa pronunziare una frase eccessiva e senza conseguenze pratiche: “con un tempo simile (buono) sarebbe bello impiccarsi”. La scena cambia e compare un uomo che comunica al medico Astrov di doversi recare presso un malato urgente. La reazione di Astrov è un serio dubbio sulle proprie potenzialità sia come uomo, sia come medico (visto anche lo stato disastroso della medicina in Russia all'epoca) e, subito dopo, come per una reazione a difesa dell'Io, fa un discorso in cui una visione animistica della natura funge da meccanismo di difesa dell'Io. Le due donne presenti, Sonia ed Elena, reagiscono in modo diverso. Sonia apprezza la bellezza delle foreste (anche perché è innamorata del medico), mentre Elena è indifferente e Astrov conclude con un’apologia della natura rivolta sopratutto a Elena di cui è innamorato. Rimasti soltanto Elena e Vanja si ha una breve sticomitia tra i due in cui Elena accusa Vanja di essere insensibile verso moltissimi esseri viventi vegetali e animali. Il dialogo si conclude con una franca dichiarazione d'amore di Vanja per Elena la quale risponde soltanto: “che tortura”. Terminato il primo atto, compare il famoso scienziato che, dopo aver affermato il suo diritto di essere alquanto egoista e despota, finge di avere una grande nostalgia dell’Università a cui la moglie Elena risponde in maniera strana affermando che basta aspettare pochi anni perché lei si possa considerare veramente vecchia. Dopo un lungo discorso di Vanja, che è tutto ispirato dall'amore per Elena e a cui la giovane risponde soltanto: “mi lasci. È ripugnante tutto questo alla fine”, Vanja entra in una dimensione psichica fantastica tipo rêverie che lo porta a pensare che avrebbe potuto sposare Elena quando lei aveva 17 anni. Esaurita la rêverie, egli ritorna in uno stato razionale in cui confessa di essere stato anche lui ingannato da una falsa visione dello pseudo-scienziato e il sipario cala su un classico fine-scena cechoviano in cui regnano la rabbia, l'inerzia e la mancanza di logica. L’azione riprende e il punto nodale di essa è una requisitoria di Astrov contro Elena nel senso “che gli fa osservare che ella conduce una vita senza senso limitandosi a mangiare, bere e dormire e incantare tutti con la sua bellezza. Tale vita non può essere pura, nel senso che non può considerarsi tale quella in cui manca l'azione e il pensiero”. Astrov però ama Elena, senza confessarlo per adesso neppure a se stesso e pronuncia una nuova requisitoria contro l'Umanità che lo circonda, comprendendo in essa sia i contadini, sia gli intellettuali, che considera isterici, corrosi da eccesso di riflessioni e di conclusioni sbagliate per cui il dialogo con loro è impossibile. Segue un dialogo con Sonia ed Elena che, nemiche fino ad allora, sono accomunate da una situazione di infelicità per entrambe. Le riflessioni che fanno su Astrov sono diverse. Sonia afferma che è un uomo intelligente e bravo. Elena che va più in profondità dice che egli vede in lontananza la felicità del genere umano ma aggiunge una frase strana: In Russia un uomo d’ingegno non può essere puro (forse per dire che tutto è contaminato da un ambiente deprimente e oppressivo e da una tossicomania per l'alcool). A questo punto interviene Vanja che offre ad Elena delle rose senza ottenere alcun effetto, la giovane però promette a Sonia che vede così innamorata di Astrov, di parlare con lui, nel senso di incitarlo a ricambiare l'amore per Sonia. Interessante psicologicamente è, però, che a questo punto Elena si accorge di essere anche lei innamorata di Astrov ma riconosce la propria incapacità ad uscire da quegli schemi sociali che opprimono in pratica i russi e forse tutti gli esseri umani. La seconda parte del dramma vede l'incontro tra Elena e Astrov che ha importanti momenti di impegno emotivo al di là delle inibizioni dell'Io. Vi è un lungo discorso del medico che parla della distruzione progressiva delle foreste, cioè di un mondo che ha una sua precisa vitalità e che ospita una ricca fauna, anch’essa ricca di vita (forse in opposizione “compensativa” del degrado e della sporcizia fisica e morale degli uomini) in cui il giovane si immerge per evitare una propria decadenza psichica e una totale solitudine. Egli stesso però si rende conto che Elena purtroppo non è interessata al problema e la giovane gli risponde che effettivamente vuole parlare con lui per un motivo diverso. E qui si entra in una dinamica psichica che ha degli aspetti strani: Elena è innamorata lei stessa del medico e quindi l'accenno a Sonia è ridotto al minimo perché ella vuole parlare di se stessa e sa anche che Astrov è innamorato di lei. Tornata vicino a Sonia questa comprende che la risposta è negativa e in pratica continuerà a “esistere e non a vivere”. Cambia di nuovo la scena e assistiamo a un imprevisto intervento dello scienziato che propone di vendere la tenuta e investire il denaro in maniera diversa. Vanja, che normalmente è un uomo intelligente e sa dominare il proprio comportamento, (come ha fatto anche nel momento del bacio fra Elena e Astrov), perde totalmente il controllo di sé, ed entra in un vero stato psicotico, si sente profondamente offeso e umiliato per aver dato la propria vita fino ad allora soltanto per arricchire lo pseudo-scienziato e, nonostante gli sforzi di Sonia che cerca di calmarlo in ogni modo e l'intervento della stessa Elena che vuole evitare uno scontro tra l'altro assurdo, Vanja prende una rivoltella e spara (probabilmente alla cieca) contra il vecchio. Naturalmente non lo colpisce ma Vanja dice semplicemente: “di nuovo ho fatto cilecca” e cade letteralmente su una sedia. Il sipario cala ancora una volta su un mondo di vinti e sulla constatazione che ogni rivolta è inutile perché l'Umanità è votata all'autodistruzione e non vi è posto quindi per una singola tragedia come non vi è posto per vivere invece di esistere. Il quarto ed ultimo atto ci dà la partenza di Elena e del marito (visto che Elena sente la necessità di fuggire da una situazione che può veramente comprometterla). Vanja, che arriva a piangere per l'iniziativa assurda che ha preso, viene criticato da Astrov che però riconosce che ormai la società è costituita tutta di gente anormale e che quindi l’anormalità d'un uomo intelligente e colto come Vanja rientra ormai perfettamente nel nuovo modo di vivere. Resta ancora da commentare una scena importante ed è esattamente un nuovo incontro fra Elena ed Astrov. Elena è a suo modo veramente innamorata del giovane e intelligente medico ma non ha la forza psichica di staccarsi dal marito che, tra l'altro, gli è ormai del tutto indifferente. Astrov, che ritorna ad uno stato di razionalità critica ed impietosa, le dice che lui è convinto che la partenza di Elena sia inevitabile perché la sua presenza porterebbe a un sfacelo completo della famiglia nel suo complesso. Elena, per un momento uscendo dal suo ruolo imbevuto da una strana filosofia negativistica, si trasforma in una vera donna e dice: “qualunque cosa accada per una volta nella vita… abbraccio con impeto l'uomo”. Poi si allontana rapidamente e dice: “bisogna partire”. Astrov commenta con una sola parola “finita”. La tragedia volge alla fine, lo scienziato e Vanja si riconciliano e si scambiano addirittura un bacio. Vanja promette al professore che continuerà a lavorare per lui e, partiti i due, sulla casa scende la Dea Solitudine. Il sipario sta per calare e si assiste all'ultimo dialogo tra Vanja e Sonia che riprendono il loro lavoro. Sonia recita un lungo - monologo in cui risaltano alcune frasi bellissime, anche dal punto di vista letterario. La parola chiave di esse è: “riposeremo”; la giovane poggia la testa sulle mani dello zio e conclude il monologo con le parole: “Povero, povero zio Vanja... (tra le lacrime), tu non hai conosciuto alcuna gioia nella tua vita. Ma aspetta, Zio Vanja... riposeremo (lo abbraccia)”. E mentre si sente una leggera melodia di tono sommesso, Sonia ripete per l'ultima volta la parola: “riposeremo”. Il sipario cala lentamente su una scena di vinti in cui l'unica vincitrice può essere considerata la forza dell'uomo che già, secondo Sofocle, è l'elemento essenziale della creatura umana e della vita sulla terra.

Cenni psicologici sintetici su: Zio Vanja di A. Cechov

TOMASSONI, Rosella
2010

Abstract

1. Scopo del lavoro: evidenziare gli elementi psicologici essenziali contenuti nella tragedia Zio Vanja di Anton Čechov. 2. La metodologia seguita è una ricerca attenta della personalità dei vari personaggi cercando di coglierne anche le motivazioni inconsce e inoltre tutti gli impulsi e le emozioni subcorticali. 3. Risultati: la conoscenza, o almeno il tentativo di una conoscenza più profonda, non solo dei personaggi principali ma anche quella particolare mentalità del popolo russo presente ancora nello stesso Pasternak, notevolmente diversa dalla mentalità tipicamente occidentale. La tragedia inizia con la presentazione di una vecchia Marina molto affezionata a un personaggio protagonista: il medico Astrov che accenna al suo progressivo cambiamento che lo sta gradualmente portando a divenire (ma non lo diventerà mai) uno dei tanti cadaveri ambulanti che popolano il mondo cechoviano. Egli accenna a un indistinto senso di colpa per gli insuccessi professionali e non dimostra di credere in un miglioramento futuro dell'Umanità (come fa invece Veršinin ne le Tre Sorelle). A questo punto entra Vanja, il cui nome è dato all’intero dramma, ed è figurativamente presentato come un uomo trascurato nel proprio aspetto fisico che rispecchia anche il suo disagio psichico. Egli precisa che il disorientamento regnante nella casa è dovuto alla presenza di una celebrità in pensione: Serebriakov. Entra il professore di cui sopra con la bellissima giovane moglie Elena. Segue una lunga requisitoria di Vanja contro lo scienziato che egli ritiene una nullità che ha saputo presentarsi come un uomo illustre anche conquistando l'amore di una donna giovane e bellissima come Elena che, però, attualmente non prova per il marito né amore né stima. Su questa linea si pone un lungo monologo di Vanja che è tutta una denigrazione di se stesso, che tra l'altro, a quaranta anni si sente vecchio e rimpiange le occasioni di vivere veramente che ha avuto. Lo stato depressivo in cui si trova gli fa pronunziare una frase eccessiva e senza conseguenze pratiche: “con un tempo simile (buono) sarebbe bello impiccarsi”. La scena cambia e compare un uomo che comunica al medico Astrov di doversi recare presso un malato urgente. La reazione di Astrov è un serio dubbio sulle proprie potenzialità sia come uomo, sia come medico (visto anche lo stato disastroso della medicina in Russia all'epoca) e, subito dopo, come per una reazione a difesa dell'Io, fa un discorso in cui una visione animistica della natura funge da meccanismo di difesa dell'Io. Le due donne presenti, Sonia ed Elena, reagiscono in modo diverso. Sonia apprezza la bellezza delle foreste (anche perché è innamorata del medico), mentre Elena è indifferente e Astrov conclude con un’apologia della natura rivolta sopratutto a Elena di cui è innamorato. Rimasti soltanto Elena e Vanja si ha una breve sticomitia tra i due in cui Elena accusa Vanja di essere insensibile verso moltissimi esseri viventi vegetali e animali. Il dialogo si conclude con una franca dichiarazione d'amore di Vanja per Elena la quale risponde soltanto: “che tortura”. Terminato il primo atto, compare il famoso scienziato che, dopo aver affermato il suo diritto di essere alquanto egoista e despota, finge di avere una grande nostalgia dell’Università a cui la moglie Elena risponde in maniera strana affermando che basta aspettare pochi anni perché lei si possa considerare veramente vecchia. Dopo un lungo discorso di Vanja, che è tutto ispirato dall'amore per Elena e a cui la giovane risponde soltanto: “mi lasci. È ripugnante tutto questo alla fine”, Vanja entra in una dimensione psichica fantastica tipo rêverie che lo porta a pensare che avrebbe potuto sposare Elena quando lei aveva 17 anni. Esaurita la rêverie, egli ritorna in uno stato razionale in cui confessa di essere stato anche lui ingannato da una falsa visione dello pseudo-scienziato e il sipario cala su un classico fine-scena cechoviano in cui regnano la rabbia, l'inerzia e la mancanza di logica. L’azione riprende e il punto nodale di essa è una requisitoria di Astrov contro Elena nel senso “che gli fa osservare che ella conduce una vita senza senso limitandosi a mangiare, bere e dormire e incantare tutti con la sua bellezza. Tale vita non può essere pura, nel senso che non può considerarsi tale quella in cui manca l'azione e il pensiero”. Astrov però ama Elena, senza confessarlo per adesso neppure a se stesso e pronuncia una nuova requisitoria contro l'Umanità che lo circonda, comprendendo in essa sia i contadini, sia gli intellettuali, che considera isterici, corrosi da eccesso di riflessioni e di conclusioni sbagliate per cui il dialogo con loro è impossibile. Segue un dialogo con Sonia ed Elena che, nemiche fino ad allora, sono accomunate da una situazione di infelicità per entrambe. Le riflessioni che fanno su Astrov sono diverse. Sonia afferma che è un uomo intelligente e bravo. Elena che va più in profondità dice che egli vede in lontananza la felicità del genere umano ma aggiunge una frase strana: In Russia un uomo d’ingegno non può essere puro (forse per dire che tutto è contaminato da un ambiente deprimente e oppressivo e da una tossicomania per l'alcool). A questo punto interviene Vanja che offre ad Elena delle rose senza ottenere alcun effetto, la giovane però promette a Sonia che vede così innamorata di Astrov, di parlare con lui, nel senso di incitarlo a ricambiare l'amore per Sonia. Interessante psicologicamente è, però, che a questo punto Elena si accorge di essere anche lei innamorata di Astrov ma riconosce la propria incapacità ad uscire da quegli schemi sociali che opprimono in pratica i russi e forse tutti gli esseri umani. La seconda parte del dramma vede l'incontro tra Elena e Astrov che ha importanti momenti di impegno emotivo al di là delle inibizioni dell'Io. Vi è un lungo discorso del medico che parla della distruzione progressiva delle foreste, cioè di un mondo che ha una sua precisa vitalità e che ospita una ricca fauna, anch’essa ricca di vita (forse in opposizione “compensativa” del degrado e della sporcizia fisica e morale degli uomini) in cui il giovane si immerge per evitare una propria decadenza psichica e una totale solitudine. Egli stesso però si rende conto che Elena purtroppo non è interessata al problema e la giovane gli risponde che effettivamente vuole parlare con lui per un motivo diverso. E qui si entra in una dinamica psichica che ha degli aspetti strani: Elena è innamorata lei stessa del medico e quindi l'accenno a Sonia è ridotto al minimo perché ella vuole parlare di se stessa e sa anche che Astrov è innamorato di lei. Tornata vicino a Sonia questa comprende che la risposta è negativa e in pratica continuerà a “esistere e non a vivere”. Cambia di nuovo la scena e assistiamo a un imprevisto intervento dello scienziato che propone di vendere la tenuta e investire il denaro in maniera diversa. Vanja, che normalmente è un uomo intelligente e sa dominare il proprio comportamento, (come ha fatto anche nel momento del bacio fra Elena e Astrov), perde totalmente il controllo di sé, ed entra in un vero stato psicotico, si sente profondamente offeso e umiliato per aver dato la propria vita fino ad allora soltanto per arricchire lo pseudo-scienziato e, nonostante gli sforzi di Sonia che cerca di calmarlo in ogni modo e l'intervento della stessa Elena che vuole evitare uno scontro tra l'altro assurdo, Vanja prende una rivoltella e spara (probabilmente alla cieca) contra il vecchio. Naturalmente non lo colpisce ma Vanja dice semplicemente: “di nuovo ho fatto cilecca” e cade letteralmente su una sedia. Il sipario cala ancora una volta su un mondo di vinti e sulla constatazione che ogni rivolta è inutile perché l'Umanità è votata all'autodistruzione e non vi è posto quindi per una singola tragedia come non vi è posto per vivere invece di esistere. Il quarto ed ultimo atto ci dà la partenza di Elena e del marito (visto che Elena sente la necessità di fuggire da una situazione che può veramente comprometterla). Vanja, che arriva a piangere per l'iniziativa assurda che ha preso, viene criticato da Astrov che però riconosce che ormai la società è costituita tutta di gente anormale e che quindi l’anormalità d'un uomo intelligente e colto come Vanja rientra ormai perfettamente nel nuovo modo di vivere. Resta ancora da commentare una scena importante ed è esattamente un nuovo incontro fra Elena ed Astrov. Elena è a suo modo veramente innamorata del giovane e intelligente medico ma non ha la forza psichica di staccarsi dal marito che, tra l'altro, gli è ormai del tutto indifferente. Astrov, che ritorna ad uno stato di razionalità critica ed impietosa, le dice che lui è convinto che la partenza di Elena sia inevitabile perché la sua presenza porterebbe a un sfacelo completo della famiglia nel suo complesso. Elena, per un momento uscendo dal suo ruolo imbevuto da una strana filosofia negativistica, si trasforma in una vera donna e dice: “qualunque cosa accada per una volta nella vita… abbraccio con impeto l'uomo”. Poi si allontana rapidamente e dice: “bisogna partire”. Astrov commenta con una sola parola “finita”. La tragedia volge alla fine, lo scienziato e Vanja si riconciliano e si scambiano addirittura un bacio. Vanja promette al professore che continuerà a lavorare per lui e, partiti i due, sulla casa scende la Dea Solitudine. Il sipario sta per calare e si assiste all'ultimo dialogo tra Vanja e Sonia che riprendono il loro lavoro. Sonia recita un lungo - monologo in cui risaltano alcune frasi bellissime, anche dal punto di vista letterario. La parola chiave di esse è: “riposeremo”; la giovane poggia la testa sulle mani dello zio e conclude il monologo con le parole: “Povero, povero zio Vanja... (tra le lacrime), tu non hai conosciuto alcuna gioia nella tua vita. Ma aspetta, Zio Vanja... riposeremo (lo abbraccia)”. E mentre si sente una leggera melodia di tono sommesso, Sonia ripete per l'ultima volta la parola: “riposeremo”. Il sipario cala lentamente su una scena di vinti in cui l'unica vincitrice può essere considerata la forza dell'uomo che già, secondo Sofocle, è l'elemento essenziale della creatura umana e della vita sulla terra.
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