Dionisio di Sarno e Ruggero Pappansogna, notai napoletani attivi nella prima metà del Quattrocento, rappresentano un caso esemplare di produzione scritta in un contesto urbano riportanti testi minori e modesti apparati illustrativi. Accanto alla loro attività notarile, attestata da instrumenta inventarii rogati per il monastero femminile domenicano dei SS. Pietro e Sebastiano, entrambi sono autori di cronache locali in volgare: la Cronaca delli serenissimi re di Napoli, attribuita a Dionisio, e la Cronaca delle famiglie del seggio di Montagna, tradizionalmente associata a Ruggero. Già dal XVIII secolo, l’attendibilità di questi testi è stata fortemente messa in discussione, sia per la presenza di errori e interpolazioni, sia per incongruenze storiche che ne hanno minato il valore come fonti. Tuttavia, finora poca attenzione è stata dedicata alla relazione tra il testo e il peculiare apparato decorativo che accompagna manoscritti e atti notarili attribuiti ai due redattori. L’intervento propone un riesame critico del corpus di documenti e manoscritti legati ai nomi di Dionisio di Sarno e Ruggero Pappansogna, adottando un duplice approccio: un’analisi paleografica e diplomatistica, coniugate ad un’indagine storico-artistica. In particolare, lo studio analizzerà le scelte iconografiche e il loro rapporto con il testo, focalizzandosi su un dossier di atti e manoscritti caratterizzati da una lingua ibrida – vernacolo misto a latino incerto e sgrammaticato – e da modesti apparati illustrativi, probabilmente realizzati da operatori non professionisti. Questo aspetto risulta particolarmente rilevante nel quadro delle produzioni urbane del XV secolo, poiché rivela la presenza di una cultura visiva e grafica di confine, in cui il testo e l’immagine non appartengono a un circuito organizzato di produzione libraria, ma rispondono a esigenze specifiche di legittimazione, trasmissione della memoria e costruzione dell’autorità. Uno degli elementi chiave di questa ricerca riguarda l’analisi delle scelte iconografiche, spesso ‘incongrue’ rispetto ai modelli tradizionali. Nei manoscritti e negli atti legati a Dionisio e Ruggero si osservano inserti araldici e decorativi che, pur rivelando un’esecuzione rozza e non professionale, sembrano rispondere a precise strategie comunicative. In particolare, l’indagine si concentrerà su: • coerenza cronologica, formale e giuridica degli atti; genesi e funzione; • veste grafica e decorativa; • interrelazione tra testo e immagine; • analisi del contesto di produzione e di conservazione. L’esame di un nutrito e complesso dossier, al confine tra documento giuridico e narrazione storica, offrirà inoltre spunti di riflessione più ampi sulle pratiche di scrittura e decorazione in ambito notarile, evidenziando come l’immagine non sia un semplice accessorio, ma una componente attiva nel processo di costruzione del significato e dell’autorità.
Il falso come progetto. Prime riflessioni su scrittura, immagine e memoria nel dossier Dionisio Di Sarno – Ruggero Pappansogna
Andrea Improta
;
2026-01-01
Abstract
Dionisio di Sarno e Ruggero Pappansogna, notai napoletani attivi nella prima metà del Quattrocento, rappresentano un caso esemplare di produzione scritta in un contesto urbano riportanti testi minori e modesti apparati illustrativi. Accanto alla loro attività notarile, attestata da instrumenta inventarii rogati per il monastero femminile domenicano dei SS. Pietro e Sebastiano, entrambi sono autori di cronache locali in volgare: la Cronaca delli serenissimi re di Napoli, attribuita a Dionisio, e la Cronaca delle famiglie del seggio di Montagna, tradizionalmente associata a Ruggero. Già dal XVIII secolo, l’attendibilità di questi testi è stata fortemente messa in discussione, sia per la presenza di errori e interpolazioni, sia per incongruenze storiche che ne hanno minato il valore come fonti. Tuttavia, finora poca attenzione è stata dedicata alla relazione tra il testo e il peculiare apparato decorativo che accompagna manoscritti e atti notarili attribuiti ai due redattori. L’intervento propone un riesame critico del corpus di documenti e manoscritti legati ai nomi di Dionisio di Sarno e Ruggero Pappansogna, adottando un duplice approccio: un’analisi paleografica e diplomatistica, coniugate ad un’indagine storico-artistica. In particolare, lo studio analizzerà le scelte iconografiche e il loro rapporto con il testo, focalizzandosi su un dossier di atti e manoscritti caratterizzati da una lingua ibrida – vernacolo misto a latino incerto e sgrammaticato – e da modesti apparati illustrativi, probabilmente realizzati da operatori non professionisti. Questo aspetto risulta particolarmente rilevante nel quadro delle produzioni urbane del XV secolo, poiché rivela la presenza di una cultura visiva e grafica di confine, in cui il testo e l’immagine non appartengono a un circuito organizzato di produzione libraria, ma rispondono a esigenze specifiche di legittimazione, trasmissione della memoria e costruzione dell’autorità. Uno degli elementi chiave di questa ricerca riguarda l’analisi delle scelte iconografiche, spesso ‘incongrue’ rispetto ai modelli tradizionali. Nei manoscritti e negli atti legati a Dionisio e Ruggero si osservano inserti araldici e decorativi che, pur rivelando un’esecuzione rozza e non professionale, sembrano rispondere a precise strategie comunicative. In particolare, l’indagine si concentrerà su: • coerenza cronologica, formale e giuridica degli atti; genesi e funzione; • veste grafica e decorativa; • interrelazione tra testo e immagine; • analisi del contesto di produzione e di conservazione. L’esame di un nutrito e complesso dossier, al confine tra documento giuridico e narrazione storica, offrirà inoltre spunti di riflessione più ampi sulle pratiche di scrittura e decorazione in ambito notarile, evidenziando come l’immagine non sia un semplice accessorio, ma una componente attiva nel processo di costruzione del significato e dell’autorità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

