Il presente lavoro di ricerca esamina l’intricata rete di relazioni tra lingua, equilibri di potere e processi di definizione identitaria nel contesto geopolitico emerso nell’epoca postcoloniale, focalizzando l’analisi sulla produzione narrativa di Abdulrazak Gurnah e sulla sua terra d’origine, la Tanzania. Mediante l’indagine storica, l’analisi sociolinguistica e la critica letteraria, evidenzia come la lingua inglese sia allo stesso tempo strumento di egemonia coloniale e mezzo di resistenza e recupero identitario. La produzione letteraria di Gurnah si rivela essere un contesto particolarmente fertile per un’analisi critica e strutturale dei processi che determinano l’interazione tra lingua, potere e identità postcoloniale. All’interno dei suoi romanzi, egli non impiega il multilinguismo come puro elemento di peculiarità espressiva, esso rappresenta piuttosto un sistema strutturale di cui l’autore si serve per rappresentare la natura eterogenea della condizione coloniale e il conseguente impatto a livello psicologico sugli individui che ne sono coinvolti. Attraverso l’utilizzo di parole o locuzioni in lingua swahili e araba Gurnah costituisce un mosaico linguistico che funge da strumento in grado di evidenziare la complessa articolazione delle identità di natura postcoloniale. Di particolare rilevanza è la funzione del silenzio, il quale è impiegato come strumento narrativo ed elemento strategico per esprimere il carico emotivo e storico del trauma, della vergogna e della perdita. Pertanto, il progetto tenta di dimostrare in che modo la lingua, nelle società postcoloniali, costituisca allo stesso tempo spazio di confronto e trasformazione continua in cui gli effetti e le ripercussioni del potere imperiale si intersecano con la capacità di superare le tradizionali definizioni identitarie. Mediante la valutazione critica del caso tanzaniano e della produzione narrativa di Abdulrazak Gurnah, è possibile evidenziare la complessa articolazione di tali meccanismi e il ruolo cruciale che la lingua ricopre nel delineare le dinamiche di potere, nel processo di formazione della memoria e nella narrazione dell’esistenza umana.
This research project examines the intricate network of relationships between language, power dynamics, and processes of identity formation within the geopolitical context that emerged in the postcolonial era, focusing its analysis on the narrative production of Abdulrazak Gurnah and Tanzania, his homeland. Through historical investigation, sociolinguistic analysis, and literary criticism, it highlights how the English language functions both as an instrument of colonial hegemony and as a means of resistance and identity recovery. Gurnah’s literary work proves to be a particularly fertile ground for a critical and structural analysis of the processes that shape the interaction between language, power, and postcolonial identity. Within his novels, multilingualism is not employed merely as an element of expressive distinctiveness; rather, it constitutes a structural system through which the author represents the heterogeneous nature of the colonial condition and its psychological impact on the individuals involved. Through the use of words and expressions in Swahili and Arabic, Gurnah constructs a linguistic mosaic that serves as a tool to highlight the complex articulation of postcolonial identities. Of particular relevance is the function of silence, which is used as a narrative device and a strategic element to convey the emotional and historical weight of trauma, shame, and loss. Therefore, this project aims to demonstrate how language, in postcolonial societies, simultaneously constitutes a space of confrontation and continuous transformation, where the effects and repercussions of imperial power intersect with the capacity to transcend traditional definitions of identity. Through a critical evaluation of the Tanzanian case and Abdulrazak Gurnah’s narrative production, it is possible to reveal the complex articulation of these mechanisms and the crucial role that language plays in shaping power dynamics, in the formation of memory, and in the narration of human experience.
Tra dominio e resistenza la lingua come strumento di controllo e cambiamento in Africa. Il caso Abdulrazak Gurnah e la Tanzania postcoloniale / Igneo, Silvia. - (2026 Apr).
Tra dominio e resistenza la lingua come strumento di controllo e cambiamento in Africa. Il caso Abdulrazak Gurnah e la Tanzania postcoloniale
IGNEO, Silvia
2026-04-01
Abstract
Il presente lavoro di ricerca esamina l’intricata rete di relazioni tra lingua, equilibri di potere e processi di definizione identitaria nel contesto geopolitico emerso nell’epoca postcoloniale, focalizzando l’analisi sulla produzione narrativa di Abdulrazak Gurnah e sulla sua terra d’origine, la Tanzania. Mediante l’indagine storica, l’analisi sociolinguistica e la critica letteraria, evidenzia come la lingua inglese sia allo stesso tempo strumento di egemonia coloniale e mezzo di resistenza e recupero identitario. La produzione letteraria di Gurnah si rivela essere un contesto particolarmente fertile per un’analisi critica e strutturale dei processi che determinano l’interazione tra lingua, potere e identità postcoloniale. All’interno dei suoi romanzi, egli non impiega il multilinguismo come puro elemento di peculiarità espressiva, esso rappresenta piuttosto un sistema strutturale di cui l’autore si serve per rappresentare la natura eterogenea della condizione coloniale e il conseguente impatto a livello psicologico sugli individui che ne sono coinvolti. Attraverso l’utilizzo di parole o locuzioni in lingua swahili e araba Gurnah costituisce un mosaico linguistico che funge da strumento in grado di evidenziare la complessa articolazione delle identità di natura postcoloniale. Di particolare rilevanza è la funzione del silenzio, il quale è impiegato come strumento narrativo ed elemento strategico per esprimere il carico emotivo e storico del trauma, della vergogna e della perdita. Pertanto, il progetto tenta di dimostrare in che modo la lingua, nelle società postcoloniali, costituisca allo stesso tempo spazio di confronto e trasformazione continua in cui gli effetti e le ripercussioni del potere imperiale si intersecano con la capacità di superare le tradizionali definizioni identitarie. Mediante la valutazione critica del caso tanzaniano e della produzione narrativa di Abdulrazak Gurnah, è possibile evidenziare la complessa articolazione di tali meccanismi e il ruolo cruciale che la lingua ricopre nel delineare le dinamiche di potere, nel processo di formazione della memoria e nella narrazione dell’esistenza umana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

