Il progetto di recupero della parte dei capannoni “Lamierini” inizialmente utilizzata come officina e prove, nasce dall’esigenza di Thetis, centro tecno-logico che opera nell’ingegneria ambientale e civi-le e nei sistemi intelligenti per il trasporto, di am-pliare i propri uffici localizzati nello spazio conti-guo dello stesso edificio. Su questa porzione di fabbricato erano intervenuti Iginio Cappai e Pietro Mainardis nell’ambito di un Progetto Pilota Urbano finanziato oltre che da Thetis, dall’Unione Europea, dalla Regione Veneto e dal Comune di Venezia; progetto proposto nel 1992 e attuato tra il gennaio 1996 e il marzo dell’anno successivo. Il nuovo volume costruito all’interno di quello anti-co interagisce fisicamente con la preesistenza in quanto poggiato al suolo. Precisi tagli della pavi-mentazione industriale consentono di alloggiare le fondazioni isolate su cui si innalza un sistema re-sistente con travi e pilastri in acciaio per lo più re-golarmente disposti nel rispetto della geometria che governa l’apparecchiatura costruttiva muraria in elevato dei capannoni. Ma, le eccezioni a que-sto impianto non mancano e, quando non assorbite all’interno dell’involucro, sono lasciate a vista nell’intento di rafforzarne l’identità architet-tonica.

Arsenale di Venezia, Il capannone Lamierini

ZORDAN, Marcello
2004

Abstract

Il progetto di recupero della parte dei capannoni “Lamierini” inizialmente utilizzata come officina e prove, nasce dall’esigenza di Thetis, centro tecno-logico che opera nell’ingegneria ambientale e civi-le e nei sistemi intelligenti per il trasporto, di am-pliare i propri uffici localizzati nello spazio conti-guo dello stesso edificio. Su questa porzione di fabbricato erano intervenuti Iginio Cappai e Pietro Mainardis nell’ambito di un Progetto Pilota Urbano finanziato oltre che da Thetis, dall’Unione Europea, dalla Regione Veneto e dal Comune di Venezia; progetto proposto nel 1992 e attuato tra il gennaio 1996 e il marzo dell’anno successivo. Il nuovo volume costruito all’interno di quello anti-co interagisce fisicamente con la preesistenza in quanto poggiato al suolo. Precisi tagli della pavi-mentazione industriale consentono di alloggiare le fondazioni isolate su cui si innalza un sistema re-sistente con travi e pilastri in acciaio per lo più re-golarmente disposti nel rispetto della geometria che governa l’apparecchiatura costruttiva muraria in elevato dei capannoni. Ma, le eccezioni a que-sto impianto non mancano e, quando non assorbite all’interno dell’involucro, sono lasciate a vista nell’intento di rafforzarne l’identità architet-tonica.
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