Il saggio esamina il rapporto tra mappe medievali e mnemotecnica, partendo dalla definizione che Ugo da San Vittore (1096-1114) dà di un mappamondo: il “ventre della memoria”, un contenitore di informazioni sui luoghi ma anche, attraverso i luoghi, delle narrazioni che a quei luoghi sono connesse: eventi storici e leggendari, curiosità etnografiche e zoologiche. Vero e proprio teatro della memoria che consente di immagazzinare e reperire, riunendolo, ciò che è stato diviso al momento dell’apprendimento, la mappa, combinando ed associando testi e immagini differenti e già noti, favorisce la collectio mnemonica, dirigendola verso la meditatio. Il cartografo medievale piazza nei suoi loca le imagines agentes, collegate analogicamente: montagne, fiumi, città, edifici, popoli e bestie reali o fantastici, personaggi della Bibbia e del mito. Si costruisce così un tour mnemotecnico che attraversa non solo le strade della geografia, ma quelle della storia e del sapere sacro e profano. Distribuite sul mappamondo, le figure aiutano ad esplicitarne i dati e contemporaneamente ne svelano il valore più profondo; illustrano il topos, ossia la dimensione fisica di un luogo, e ne veicolano la chora, la sua identità culturale, sono insieme marcatori e narratori. Il saggio esamina la doppia funzione, operativa e cognitiva, delle immagini cartografiche, che si esplica attraverso una sofisticata grammatica visuale ricca di espedienti retorici: selezione, omissione, classificazione, associazione, enfasi. Affronta inoltre il problema della formazione policiclica del repertorio, il rapporto con i codici miniati contemporanei, i problemi della funzione, della fruizione e dei pubblici delle carte medievali.

Luoghi della memoria, memoria dei luoghi: le mappe miniate

OROFINO, Giulia
2009

Abstract

Il saggio esamina il rapporto tra mappe medievali e mnemotecnica, partendo dalla definizione che Ugo da San Vittore (1096-1114) dà di un mappamondo: il “ventre della memoria”, un contenitore di informazioni sui luoghi ma anche, attraverso i luoghi, delle narrazioni che a quei luoghi sono connesse: eventi storici e leggendari, curiosità etnografiche e zoologiche. Vero e proprio teatro della memoria che consente di immagazzinare e reperire, riunendolo, ciò che è stato diviso al momento dell’apprendimento, la mappa, combinando ed associando testi e immagini differenti e già noti, favorisce la collectio mnemonica, dirigendola verso la meditatio. Il cartografo medievale piazza nei suoi loca le imagines agentes, collegate analogicamente: montagne, fiumi, città, edifici, popoli e bestie reali o fantastici, personaggi della Bibbia e del mito. Si costruisce così un tour mnemotecnico che attraversa non solo le strade della geografia, ma quelle della storia e del sapere sacro e profano. Distribuite sul mappamondo, le figure aiutano ad esplicitarne i dati e contemporaneamente ne svelano il valore più profondo; illustrano il topos, ossia la dimensione fisica di un luogo, e ne veicolano la chora, la sua identità culturale, sono insieme marcatori e narratori. Il saggio esamina la doppia funzione, operativa e cognitiva, delle immagini cartografiche, che si esplica attraverso una sofisticata grammatica visuale ricca di espedienti retorici: selezione, omissione, classificazione, associazione, enfasi. Affronta inoltre il problema della formazione policiclica del repertorio, il rapporto con i codici miniati contemporanei, i problemi della funzione, della fruizione e dei pubblici delle carte medievali.
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